Riforma della comunicazione digitale nel pubblico, Trieste anticipa Roma

E' di qualche giorno fa la notizia che il ministro Fabiana Dadone ha ricevuto il testo con le dieci proposte che andranno a riformare la legge 150/2000. Il Comune di Trieste, grazie al giornalista ed esperto di Open Government, Vittorio Sgueglia della Marra, aveva iniziato a lavorarci già l'anno scorso

Nei palazzi romani è arrivata pochi giorni fa ma a Trieste ha preso forma già nel maggio del 2019. Si tratta della riorganizzazione di quella comunicazione istituzionale basata sempre più sui processi di cittadinanza digitale e che, per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione, viene utilizzata dal Comune di Trieste da più di un anno. Le vecchie ed obsolete relazioni sono infatti finite nel mirino di una quantomai fondamentale revisione dell'impianto comunicativo e anche il governo giallo-rosso sembra averlo capito. La tanto attesa riforma della legge 150/2000, il testo che per quanto riguarda l’informazione e la comunicazione aveva creato gli istituti del portavoce e dell’Ufficio stampa, non è più rimandabile tanto da finire sul tavolo del ministro per la PA, Fabiana Dadone. 

I dieci punti "romani"

Ad osservare da vicino il testo “romano” c’è da strabuzzarsi gli occhi. Le dieci proposte formulate e consegnate negli scorsi giorni alla Dadone da Sergio Talamo, presidente del Gruppo di lavoro insediatosi alla Funzione Pubblica, sono molto simili a quelle ideate dal giornalista triestino ed esperto di Open Government Vittorio Sgueglia Della Marra, capo di Gabinetto del sindaco Roberto Dipiazza. Il progetto, ancora work in progress, una volta totalmente operativo andrà a rivoluzionare la comunicazione interna e quella verso l'esterno (cittadini ed imprese su tutti) del Comune. 

La delibera del Comune

Più di un anno fa la giunta triestina aveva infatti approvato la nuova Architettura della Comunicazione Istituzionale Integrata, delibera capace di snellire e riorganizzare la comunicazione dell’amministrazione comunale sulla base di un approccio digitale non più rinviabile. Negli ultimi vent’anni la popolazione che utilizza la rete (il web ndr) è cresciuta a ritmi vertiginosi e le stesse amministrazioni hanno iniziato a riconsiderare il rapporto con i cittadini sulla base di una trasparenza sempre più richiesta. 

Open Government

L’Open Government nasce proprio dalla necessità di condividere le scelte istituzionali di ogni giorno con tutti i cittadini, ma anche di rivedere i processi e le relazioni all'interno della "macchina" istituzionale. Le persone che vivono e lavorano sul territorio contribuiscono, attraverso i tributi, al mantenimento dei servizi, godendo perciò del sacrosanto diritto di chiedere e di ottenere delle risposte. Ai dipendenti della pubblica amministrazione inoltre viene richiesto, molto spesso, di rispondere a domande in tempi molto rapidi (come nel caso della stampa, ad esempio). Per questo ed altri motivi, già nel marzo dell’anno scorso il Governo italiano aveva predisposto il piano d’azione nazionale affinché si potesse finalmente parlare di apertura e trasparenza verso i contribuenti e per andare verso una rivoluzione comunicativa degli enti locali. 

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Trieste prima di Roma

Intravedendone le potenzialità prima degli altri, il Comune di Trieste aveva recepito lo studio proposto da Sgueglia Della Marra e l’aveva fatto suo. Un'idea basata su tanto studio e sulla partecipazione e la consultazione dei cittadini. C'è la necessità di costruire tavoli pubblici di proposta e coltivare una fattiva collaborazione tra soggetti, anche grazie al lavoro di un Social Media Team presente e formato, nel nome della condivisione delle buone pratiche. A Trieste questo studio è realtà da più di un anno e da indiscrezioni, anche il ministro lo sa.

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