Cronaca

Regione, sanità: «La riforma non dimentichi le professioni sanitarie»

Lo rileva in una nota il Coordinamento Regionale delle Professioni Sanitarie e del Sociale Friuli Venezia Giulia, che riunisce 17 organizzazioni e rappresenta un totale di 5 mila dei 15 mila lavoratori della sanità in tutta la regione

«L’attuazione della riforma della sanità in Friuli Venezia Giulia deve tenere conto del ruolo delle professioni sanitarie, e attuare i modelli organizzativi che garantiscano efficienza e servizi ai cittadini. È l’appello rivolto all’assessore regionale Maria Sandra Telesca, e ai vertici delle aziende, dal Coordinamento delle professioni sanitarie, sigla che riunisce 17 organizzazioni del settore e rappresenta un totale di 5 mila dei 15 mila lavoratori della sanità in tutto il Friuli Venezia Giulia». Lo rileva in una nota il Coordinamento Regionale delle Professioni Sanitarie e del Sociale Friuli Venezia Giulia

«I professionisti della sanità (tecnici, tecnici della prevenzione, fisioterapisti, tecnici di radiologia e laboratorio) - prosegue la nota -  richiamano in una lettera l’attenzione sui modelli di riorganizzazione della nuova macchina sanitaria, ricordando come la legge regionale preveda che le nuove Aziende Sanitarie ridefiniscano “la propria organizzazione e il funzionamento nel rispetto dei principi e criteri previsti da disposizioni regionali”».

«Per il Coordinamento - viene sottolineato -  , nella fase di trasformazione, il ruolo delle professioni sanitarie non deve passare in secondo piano, ma rimanere al centro del confronto: “Subito dopo la pubblicazione della legge di riordino - ha spiegato Giorgio Sirotti, presidente dell’AIFI (Associazione italiana fisioterapisti) Fvg - abbiamo avvertito un calo di tensione sul tema delle professioni; l'impressione è confermata dalla lettura delle linee di gestione del SSR per il 2015,  dove non abbiamo trovato neanche una frase di rito sull'argomento”. “È del tutto evidente quindi - ha aggiunto - che il tema delle professioni sanitarie non può essere solo oggetto di atti di programmazione, ma diventa tema tutto politico»”.

«Con la legge di riforma agli operatori viene - afferma la nota - , giustamente, chiesto di costruire relazioni sempre più strette con il territorio in cui operano, per andare davvero verso i bisogni delle persone, ma per essere in grado di prevedere e anticipare un bisogno di salute, senza limitarsi solo ad attivarsi al suo manifestarsi (come generalmente accade ora), servono modelli organizzativi innovativi, come ad esempio nella gestione del supporto alla cronicità. Su questa tematica la vera risorsa è costituita dalle professioni sanitarie, alle quali vanno, però, garantiti tutti gli strumenti gestionali per pianificare ed organizzare il cambiamento che serve».

«La riforma, dice la lettera - conclude la nota - , dovrebbe quindi  far prevalere il modello che prevede “servizi di area professionale”, presenti in quasi tutte le ex aziende territoriali, piuttosto che i “servizi unici” a direzione infermieristica delle ex aziende ospedaliere. Questi ultimi “non hanno dimostrato risultati particolarmente vantaggiosi”, mentre risultati e servizi efficaci per i cittadini, si legge nella lettera, possono essere ottenuti solo superando, “un modello piramidale gerarchico e assegnando un’autonomia basata sulle competenze e sulla formazione specifica per area”».

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