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Cronaca

SILP CGIL: «Uffici di Polizia di Trieste, forti disagi provocati dal calore»

Lo rileva in una nota il SILP CGIL: ««Il 18 luglio alle ore 13.00 misurati 34,3° all'interno del Corpo di Guardia del Commissariato di P.S. presso il Tribunale di Trieste. Stessa temperatura rilevata il 21 luglio all'interno dell'Ufficio Volanti, P. di Q. e Corpo di Guardia della Questura»

«Il 18 luglio alle ore 13.00 misurati 34,3° all’interno del Corpo di Guardia del Commissariato di P.S. presso il Tribunale di Trieste. Stessa temperatura rilevata il 21 luglio all’interno dell’Ufficio Volanti, P. di Q. e Corpo di Guardia della Questura (disagi da calore anche in molti altri uffici). L’art. 181 del D.Lgs 81/2008 indica che “il datore di lavoro valuta tutti i rischi derivanti da esposizione ad agenti fisici” e per agenti fisici si intendono (art. 180) “il rumore, gli ultrasuoni, gli infrasuoni, le vibrazioni meccaniche, i campi elettromagnetici, le radiazioni ottiche di origine artificiale, il microclima e le atmosfere iperbariche che possono comportare rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori” (anche quelli in divisa)». Lo rileva in una nota il SILP CGIL.

«Mentre in Prefettura - continua la nota -  (che autorizza le spese), oppure in altri comodi uffici della Questura di Trieste, qualcuno passa le sue giornate lavorative riparato al fresco dei suoi condizionatori d’aria, altro personale meno fortunato, ma sicuramente più votato al sacrificio, svolge il servizio godendo di climi certamente meno confortevoli, al riparo però da pericolosissimi sbalzi di temperatura. Vorremmo richiamare l’attenzione del nostro datore di lavoro sulle condizioni “africane” in cui operatrici e operatori di Polizia della Questura di Trieste sono costretti ad operare! Ci sono giunte segnalazioni, confutate da misurazioni, riguardo le temperature interne raggiunte all’interno di alcuni Uffici dipendenti dalla Questura, indegne di un Paese (e un’Amministrazione) civile, tra i quali citiamo il Commissariato di P.S. interno al Palazzo di Giustizia e l’ufficio (chiamiamolo così) in cui sono costretti a lavorare gli addetti al Servizio di Prevenzione e Protezione (sì proprio loro), i quali si trovano costretti ad operare in condizioni ambientali (parzialmente risolta con la resurrezione di un condizionatore portatile “vintage”) tali da fungere da “cartina di tornasole” delle altre realtà lavorative (es. era quasi un mese che l’ascensore della palazzina uffici –alcuni dei quali aperti al pubblico- di San Sabba non funzionava) delle quali sono costretti a “prendersi cura” (anche in assenza di adeguate competenze tecniche alle quali cercano di far fronte con ir-riconosciuto impegno e dedizione)».

«Le parti del Decreto legislativo 81/2008 - sottolinea SILP -  che fanno diretto o indiretto riferimento al rischio microclimatico, sono diverse e riportiamo a titolo esemplificativo alcune indicazioni contenute nell’allegato IV (Requisiti dei luoghi di lavoro) in relazione alla temperatura dei locali:

1.9.2. Temperatura dei locali

1.9.2.1. La temperatura nei locali di lavoro deve essere adeguata all'organismo umano durante il tempo di lavoro, tenuto conto dei metodi di lavoro applicati e degli sforzi fisici imposti ai lavoratori.

1.9.2.2. Nel giudizio sulla temperatura adeguata per i lavoratori si deve tener conto della influenza che possono esercitare sopra di essa il grado di umidità ed il movimento dell'aria concomitanti.

1.9.2.3. La temperatura dei locali di riposo, dei locali per il personale di sorveglianza, dei servizi igienici, delle mense e dei locali di pronto soccorso deve essere conforme alla destinazione specifica di questi locali.

1.9.2.4. Le finestre, i lucernari e le pareti vetrate devono essere tali da evitare un soleggiamento eccessivo dei luoghi di lavoro, tenendo conto del tipo di attività e della natura del luogo di lavoro.

1.9.2.5. Quando non è conveniente modificare la temperatura di tutto l'ambiente, si deve provvedere alla difesa dei lavoratori contro le temperature troppo alte o troppo basse mediante misure tecniche localizzate o mezzi personali di protezione. (…) »

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