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Domenica, 3 Luglio 2022
Il SINDACATO

"Meran non processabile", Siulp contro la perizia: "Garantire giustizia"

Il sindacato: "Come si può solo pensare che quei gesti, quel concatenarsi di azioni razionali, tese a guadagnarsi la via di fuga non siano state il frutto di coscienza e volontà?"

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la nota stampa del Siulp sul caso Meran

L’evolversi del processo Meran è qualcosa che fa male al solo pensiero. Non si tratta qui di invocare la funzione retributiva piena del diritto penale sostanziale, la legge del taglione, l’occhio per occhio dente per dente scolpito nei testi vetero sacramentali. Si tratta di giustizia, quella Giustizia che un padre invoca a gran voce e che tutti noi ci aspettiamo da chi è preposto ad amministrarla in nome e per conto del Popolo. Nessuno potrà mai lontanamente comprendere il dolore di un padre a cui hanno strappato un giovane figlio, una persona eccezionale, un viso pulito in un mondo marcio. Non solo per la premorienza che tutti sappiamo essere contro le stesse leggi di natura, ma anche verso una giustizia che pare stia buttando il sale dentro una ferita aperta che lacera il cuore. Ed il cuore è quello di tutti noi di quell’intera comunità che si è stretta intorno alle famiglie di Pierluigi e Matteo. Una comunità che si è stretta intorno alla Questura di Trieste ed alla Polizia di Stato. Come si può solo immaginare che il modus operandi appartenga ad un essere sconnesso dalla realtà. Come si può solo pensare che quei gesti, quel concatenarsi di azioni razionali, tese a guadagnarsi la via di fuga non siano state il frutto di coscienza e volontà. Oggi qualcuno pretende - attraverso una scienza che è tutta da provare - di entrare dentro la testa di un soggetto al tempo di un fatto esecrabile, sancendo che quella testa al momento non era in grado di comprendere ciò che stava facendo. Oggi, leggendo gli articoli di stampa ho subito pensato al mostro del Circeo, che nel 75, unitamente a dei complici, uccise barbaramente Rosaria e seviziò Donatella che si salvò per miracolo. Guadagnata la semilibertà per delle valutazioni prognostiche positive, nel 2005 Izzo uccise Maria Carmela e Valentina, altre due donne che non siamo stati in grado di proteggere solo perché non ascoltiamo i nostri figli quando ci chiedono di tenere i mostri nelle gabbie.

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