Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

Rintracci migranti, Siulp: "Personale carente e poche tutele sanitarie"

Il segretario provinciale Fabrizio Maniago: "Sistema in crisi. Con organico già carente a causa di pensionamenti, il Questore ha deciso di mandare del personale da Trieste a Lampedusa. Siamo oltre ogni limite di tollerabilità"

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la nota stampa del Segretario Provinciale di Siulp Fabrizio Maniago

Era assolutamente prevedibile che con la bella stagione, così come accade da oltre dieci anni i flussi di migranti si intensificassero. Ma mai come in questi anni i numeri hanno raggiunto livelli tali da mettere in crisi il sistema. E come se non bastasse, il questore aggrega del personale da Trieste a Lampedusa proprio per il fenomeno migratorio. Siamo oltre ogni limite di tollerabilità. I numeri non ci servono più e non ci servono nemmeno gli audit per sapere che, siamo ridotti al lumicino, che si spreme il Poliziotto con quarant’anni di servizio fino all’ultimo giorno di lavoro come fosse un ausiliario di leva, che siamo diventati solo un numero da incasellare in un foglio e nulla di più. Carne da cannone, carne da macello avrebbero detto un tempo. Due mesi fa si è festeggiato in pompa magna il quarantennale della legge 121/1981 in cui, si parlava di diritti dei lavoratori di Polizia. Oggi si ritorna ai servizi 08.00 fine, da prerivoluzione industriale. Si inizia il turno e non si sa quando si tornerà a casa (ed in alcuni casi purtroppo non si sa nemmeno se si tornerà a casa).

I copiosi rintracci di cittadini stranieri sono la “perenne emergenza” che ha fatto la fortuna di molti dirigenti apicali della Regione, sulla pelle dei lavoratori della sicurezza. Dati alla mano a Trieste abbiamo perso cento (100!) Poliziotti nell’ultimo decennio a causa dei pensionamenti. Il lavoro? È aumentato a dismisura, complice una situazione socio economica senza precedenti ed un imbarbarimento della società civile ove il rispetto per le regole e per l’essere umano non esiste più.

Lo scenario della perenne emergenza balcanica si inserisce altresì nell’emergenza pandemica legata al Covid-19. Fernetti è diventato un mini HUB dove non si riesce a garantire la distanza di sicurezza non solo tra i migranti stessi, ma anche da tutta la filiera chiamata ad operare che è fatta di Poliziotti, Medici, Infermieri, Militari. Questo continuo fiume di persone va sottoposto ad una prima accoglienza ed una verifica delle condizioni di legge in un luogo dedicato e soprattutto adeguato in ordine agli spazi. Parimenti, dovranno essere fissati dei paletti di Sicurezza invalicabili entro i quali, le esigenze lavorative non dovranno essere recessive rispetto alla Salute e Sicurezza dei Colleghi. Scabbia, sintomi da COVID-19, febbre, tosse, bolle, vesciche, pustole etc. dovranno portare ad una sospensione temporanea della procedura amministrativa fino ad una dichiarazione di non contagiosità da parte del Medico.

Il rischio afferente il profilo sanitario andrà disciplinato puntualmente e portato a conoscenza di tutti i Colleghi. Si dovrà altresì rispolverare il dettato costituzionale sotteso all’art. 2 in cui, la solidarietà deve trovare ingresso nel fenomeno migratorio del nord est. Tutte le forze di Polizia devono contribuire alla procedura! Alla redazione degli atti! Al fotosegnalamento! Non è tollerabile che ogni anno il fenomeno migratorio si scarichi solo sui Colleghi della Frontiera e sulla Questura originando tonnellate di atti che impegnano gravemente i Colleghi!

Infine, sulle recentissime dichiarazioni - afferenti la vexata quaestio delle riammissioni in territorio sloveno – poste in essere dal Prefetto Bontempi e della replica del Presidnete l’ICS non si vuole entrare nel merito se non nella misura in cui, si auspica che nella titanomachia con il cerino in mano non rimanga sempre l’ultimo Collega. Come esperienza insegna.

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