"Trieste città aperta": tra entusiasmo, regole e sacrifici ripartono le attività commerciali

Il primo giorno di riapertura: negozi di abbigliamento soddisfatti della clientela, bene le grandi catene e meno le piccole boutique. Parrucchieri con agende piene e orari dilatati, estetisti che lavorano attraverso il plexiglass. Gli imprenditori pronti a stravolgere le abitudini pur di ripartire in sicurezza

Le porte del commercio triestino si riaprono per il pubblico dopo due mesi di lockdown, tra incertezze ed entusiasmo. Tutti i negozi, i parrucchieri e gli estetisti sono ripartiti la mattina di questo lunedì 18 maggio e stanno familiarizzando con una differente gestione del lavoro che comprende, oltre alla consueta assistenza ai clienti, anche le pratiche di sanificazione e sorveglianza a causa degli ingressi contingentati e delle norme sanitarie. Impresa non facile, specie se affrontata con meno dipendenti del solito perché due mesi di chiusura hanno svuotato le casse a più di un punto vendita, e molti dipendenti sono passati dallo stipendio alla cassa integrazione. Che nella maggioranza dei casi risulta ancora non pervenuta.

Sopravvivono le grandi catene che riescono ad ammortizzare i costi, soffrono le boutique più piccole ma resta a galla per il momento chi è riuscito a crearsi negli anni (e in alcuni casi nei decenni) una solida clientela e un nome noto a tutti. È il caso dello storico negozio di articoli per la casa Cesca, e della boutique Rustia. Entrambi a conduzione familiare e quindi senza dipendenti, si dichiarano soddisfatti della clientela anche se amareggiati per i due mesi di fermo, tenendo presente che l'unico sostegno al reddito finora è stata la prima tranche dei 600 euro. Anche Corner si è rianimato, sebbene non ci siano gli “assembramenti” del pre pandemia, il responsabile Maurizio ringrazia i suoi clienti più affezionati che si sono presentati alla sua porta dal primo giorno, e spiega che “Le persone si comportano tutte in maniera responsabile, tutti rispettano distanza e norme igieniche. La gente ha una marcia in più, in questo periodo più che mai”.

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Sulle norme igieniche, ad esempio per la prova degli abiti, le scuole di pensiero sono differenti perché nel Dpcm non si menziona l'obbligo di sanificazione degli indumenti. Un'addetta alla vendita di un negozio in via San Nicolò rivela che “da noi ogni abito provato viene sanificato ed è molto difficile gestire tutto con una squadra ridotta, a volte siamo costretti a sacrificare l'ordine per dedicarci alla pulizia”. Non dappertutto è così: per lo più i clienti che vogliono provare un indumento devono solo usare gel igienizzante e guanti, in alcuni casi l'abito provato rimane semplicemente appeso per due giorni. Da Parfois, sempre in via San Nicolò, si parla di tre sanificazioni dell'ambiente al giorno, in altri casi due. Nei negozi di scarpe, come Dune in piazza della Borsa, la regola sono le calze usa e getta e lo spray sanificante dopo ogni prova, mentre la scrupolosa titolare Vania Testa cambia tre mascherine chirurgiche al giorno.

Nelle grandi catene o nei negozi a prezzi medio - bassi nessuno si lamenta della quantità di clienti e in alcuni casi, come da Zara e da Aw Lab si formano delle vere e proprie file come nei supermercati. Il discorso cambia per le boutique più piccole e con marchi particolarmente costosi, specialmente nella zona intorno a piazza Unità. In questi casi la clientela è soprattutto turistica e ovviamente di questi tempi il turismo è azzerato. Orietta Spangher, titolare di Bottega V.R. in piazza Unità, poco prima dell'esplosione della pandemia si trovava a Milano per selezionare i capi della stagione primaverile. “Per fortuna siamo tornati indenni e siamo riusciti a bloccare l'ordine in tempo, se no sarebbe rimasto invenduto per due mesi. Noi selezioniamo solo prodotti made in Italy e lavoriamo soprattutto coi turisti dall'estero e dalle grandi città italiane, che cercano questo tipo di vestiti. Speriamo che le cose cambino in fretta”.

Parrucchieri ed estetisti sono stati letteralmente sommersi dalle richieste ma devono attenersi a protocolli strettissimi: “Abbiamo visiera, mascherina, guanti, kimono, per i clienti la mascherina la forniamo noi – spiegano le parrucchiere di Acconciature Antonella - serviamo solo due clienti per volta, non ci sono le riviste e sanifichiamo tutto con prodotti specifici dopo ogni cliente. Nonostante tutto siamo felicissime di aver ricominciato”. Più semplice ma comunque impegnativa la situazione dei grandi saloni come Studio N.1 in via Genova, dove frapporre due metri tra un cliente e l'altro non è un problema, tuttavia accogliere tutti i clienti richiede dei sacrifici: “Abbiamo ampliato l'orario per riuscire ad accontentare tutti, almeno per il primo mese – spiega il parrucchiere Luca Pozzuolo – è stato come il primo giorno di scuola perché lavoriamo in condizioni completamente diverse, ma siamo contentissimi di essere qui di nuovo”.

Alcuni hanno dovuto affrontare costi più alti degli altri per mettere gli ambienti in sicurezza, come gli estetisti de L'oasi delle Unghie in via della Zonta: qui è stato necessario installare dei costosi pannelli di plexiglas, oltre alle protezioni individuali. In ogni caso, quello che appare evidente è che i commercianti di Trieste sono stati disposti a fare grandi sacrifici per affrontare una ripartenza che sembrava impossibile.

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