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Francesco Comotti

Francesco Comotti

"Trieste è sovraesposta, tra due anni ci dimenticheranno"

Il parere di un esperto sulla gestione del comparto turistico in città. Si tratta di Francesco Comotti, personalità di rilievo nel mondo del turismo con 30 anni di collaborazioni e consulenze di prestigio alle spalle. Nell'intervista, un'analisi su punti forti e deboli di un mercato in espansione

"Trieste in questo momento è sovraesposta, troppa comunicazione sulle stesse cose nello stesso momento non va bene" è l'opinione di Francesco Comotti, destination manager e amministratore di Mediaperformance snc, una personalità di rilievo nel mondo del turismo con alle spalle 30 anni di collaborazioni e consulenze di prestigio, tra cui Tusside, agenzia di sviluppo del Ministero delle Scienze della Turchia, paese in cui attualmente vive. 

Un suo recente post su Facebook ha colpito e acceso discussioni sul web tra le personalità di spicco nel mondo della comunicazione a Trieste, un commento quasi provocatorio in un momento che, a detta dei più, vede un boom turistico a Trieste, proprio nel giorno in cui è stata trasmessa la puntata di "Paesi che vai" dedicata al castello di Miramare. 

Secondo Comotti "Tra 2 anni i network televisivi e media avranno già detto tutto su di noi e ci dimenticheranno, lasciandoci senza comunicazione, perché non avremo nulla da dire. Forse continueranno ad aumentare arrivi ed aumenteranno i posti letto, ma caleranno le presenze (in proporzione) e la redditività per molti alberghi. Questo è il motivo per cui tutte le grandi destinazioni turistiche fanno programmazione marketing, ma noi...savemo za tutto".

Cosa non va nella promozione turistica di Trieste degli ultimi tempi?

"Manca la governance sia politica che operativa, manca organizzazione e coordinamento strategico pluriennale. Ci sono due aspetti di Trieste che mi mettono in difficoltà: una è la 'sufficienza con cui l’argomento turismo viene trattato in città, e il secondo è l’inerzia degli operatori turistici stessi. Ho la fortuna e il privilegio di frequentare professionalmente tante località turistiche mondiali e tutti coloro che ambiscono ad una posizione di rilievo fanno analisi, raccolgono dati e informazioni nella maniera più disparata, confrontano studi, coinvolgono le università. A Trieste tutto questo non avviene. Più che “no se pol” in questo settore vale il 'viva l’a e po’ bon'"

Com'è cambiato il settore turistico negli ultimi tempi?

"In Italia è sempre stato caratterizzato dalla carenza di strategie esplicite di medio-lungo periodo. Le più conosciute località hanno vissuto nella casualità delle scelte il loro boom, facendo credere a tutti che tale approccio potesse essere mantenuto per sempre. La carenza di approccio strategico nel turismo si manifesta poi nell’evidenza che in anni passati il turista continuava ad arrivare comunque, anche in assenza di interventi ben congegnati ed efficaci. Tuttavia, già da alcuni anni anche in questo settore sono cambiate le regole del gioco: continua a crescere la domanda internazionale di turismo ma l’offerta cresce ancor più rapidamente. Oggi si resta competitivi sul mercato turistico mettendo al centro degli interventi la strategia. Attenzione anche all’aumento incontrollato dei posti letto, che se non programmato e gestito può rivelarsi un boomerang per le reddittività".

Come si sta muovendo Promotrieste FVG?

Promotrieste FVG svolge bene il suo ruolo istituzionale, ma deve coprire con le proprie risorse economiche e umane tutta la Regione Friuli Venezia Giulia, non può occuparsi solo di Trieste. Di Trieste si dovrebbe occupare Trieste, con i propri operatori, pubblici e privati, di concerto con altri attori, tra cui Promoturismo FVG, a cui peraltro non può essere delegata la funzione commerciale, che anche nell’era delle OTA e del booking on line riveste la sua importanza. Per gli eventi per esempio, o per le promozioni tematiche.  

Il merito dell'attuale "boom" turistico a Trieste è dell'amministrazione Dipiazza o di quella precedente?

"Ci sono state buone azioni di sviluppo turistico sia da una parte che dall’altra, non lo nego. Del resto nessuna delle due parti ha ritenuto di utilizzarmi come risorsa professionale: evidentemente sapevano già cosa fare da soli. In questa comunione di scelte vi è stata anche la stessa convinzione nel non dare una linea strategica chiara al turismo della città. Trieste è bella, ed è stata resa ancora più bella, in passato, da importanti interventi strutturali, ma non è merito di questa amministrazione o dell’altra se il nostro turismo cresce. È un dato generalizzato italiano; e Trieste, che per decenni è stata dimenticata, viene riscoperta ma non per una specifica azione di marketing, ma perché finalmente è più accessibile. Non dimentichiamo, per esempio, quanto difficile fosse venire in vacanza scolastica qui fino a qualche anno fa".

Cosa ne pensa del recente Piano del turismo?

Quello che qualcuno pomposamente chiamava “piano del turismo della città” è poco più di un esercizio politico. A Trieste manca tutta la fase delle analisi e delle strategies, una strutturata e continuativa collaborazione con l’università e tutte le altre eccellenze del territorio, una applicazione territoriale delle linee guida turistiche regionali, un chiaro posizionamento, una media strategy complessiva con attori professionali in grado di gestirla, le proiezioni di ricaduta dell’aumento dei posti letto, le azioni da svolgere integrando tutti i territori circostanti, l’integrazione reale dei trasporti. Manca una newsletter che informi per target di esperienza disponibile, manca una struttura professionale in grado di accogliere gli operatori turistici commerciali, mancano nuovi modi di narrare il territorio. Tra un po’ mancherà anche Promotrieste, immolata sull’altare di non si sa quale motivazione. Sarebbe poi sparare sulla Croce Rossa analizzare la modalità con cui è stata gestita la Brand Identity e il logo 'Intriesteing'".

Come procederebbe per una corretta attività di comunicazione?

"Punterei su un 'prodotto' chiaro, con ampie inclusioni di tutto il territorio che fa da corona alla città principale, con offerte che arrivino almeno fino a Pirano ad est e a Grado a ovest, includendo naturalmente il Collio. Non dimentichiamo che le località turistiche, nessuna esclusa, hanno visto il loro fiorire perché prima di tutto erano “comunità”. Per Trieste la sfida futura sarà governare un sistema complesso di offerta e un mercato sempre più dinamico e in rapida evoluzione, da un orientamento ancora più forte verso la tematizzazione, da una sempre maggiore ricerca di attività esperienziali e da un forte aumento delle modalità di accesso ai servizi online. Solo così si potrà invertire la tendenza allo spontaneismo del turismo cittadino e rallentare il ciclo di vita della destinazione. Qualche “guru del turismo” dice che parlo troppo chiaro: non me ne vergogno. Se qualcuno cerca un professionista che faccia fare reali passi in avanti sullo sviluppo turistico deve accettare anche qualche punto di vista discorde. Se invece cerca solo consenso e atteggiamento da 'scendiletto', la città ne è già piena".

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