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Il Consiglio boccia il "Baratto amministrativo": no al volontariato per pagare la Tari

La delibera di iniziativa consigliare proposta dal Movimento 5 stelle non supera il vaglio dell'Aula: la maggioranza compatta vota contro perchè «viola uguaglianza dei cittadini e non è utile alle esigenze dei cittadini»

Il baratto amministrativo, ossia la possibilità di pagare le imposte comunali con progetti di pubblica utilità, al momento non verrà istituito a Trieste. In particolare, la delibera d'iniziativa consigliare promossa dal Movimento 5 stelle ieri sera, lunedì 29 maggio, in Consiglio comunale è stata bocciata dalla maggioranza dell'aula (a favore sopo l'opposizione): il regolamento dei pentastellati, su cui hanno lavorato in particolare i consiglieri Domenico Basso e Alessandro Imbriani, prevedeva per chi ha un Isee inferiore a 10.500 euro appunto la possibilità di lavorare volontariamente per il Comune per pagare la Tari (unica imposta valida secondo i tecnici comunali).

CASON - Pur condividendo il merito dell'iniziativa (tra l'altro il baratto amministrativo è nel programma del sindaco), ossia aiutare i concittadini in difficoltà, la maggioranza ha quindi votato contro «poichè il M5s chiedeva l’accesso ai progetti unicamente a cittadini con Isee fino a 10.000 euro mentre la norma che istituisce il baratto amministrativo non prevede alcuna limitazione di accesso secondo il principio che tutti i cittadini possono partecipare a progetti di pulizia, la manutenzione, l'abbellimento di aree verdi, piazze o strade, ovvero la loro valorizzazione mediante iniziative culturali di vario genere, oppure interventi di decoro urbano, di recupero e riuso con finalità di interesse generale, di aree e beni immobili inutilizzati; a fronte di tale collaborazione possono essere premiati, ad esempio con l’esenzione dal pagamento di alcune tasse comunali o riduzione delle stesse», ha tenuto a specificare Roberto Cason, consigliere della Lista Dipiazza e presidente della II Commissione consigliare (Bilancio)». 

MENIS - «Se c’è la volontà politica di portare avanti questo regolamento, decidiamo tutti insieme, con il supporto ovviamente tecnico, e superiamo i problemi. Mi auguro potremo superare anche le bandierine - ha commentato il capogruppo del M5s Paolo Menis -: ci abbiamo lavorato parecchio con Commissione II, sopratuttto i consiglieri Basso e Imbriani insieme ai tecnici, anche le circoscrizioni. Io sinceramente non vedo tutte queste difficoltà, non sarà semplice né di immediata esecuzione, però è una misura che può aiutare tantissimi cittadini nel modo migliore».

OPPOSIZIONE - «Come per la delibera sulle affissioni, la maggioranza preferisce non presentare emendamenti, ma bocciare a priori - ha criticato Giovanni barbo (Pd) -. Mi preoccupava la concorrenza impropria alle ditte specializzate, ma sono temi ampiamente discussi in commissione e sarebbero bastati degli emendamenti». «Mi sento di ringraziare il Movimento 5 stelle per aver stimolato tutti i consiglieri indipendentemente dalla loro appartenenza perché tutti condividiamo il concetto. È vero ci sono criticità, ma anche da ex amministratore credo ci voglia un po’ di coraggio», ha aggiunto Maria Teresa Bassa Poropat. «Una realtà che sta prendendo piede anche in altri comuni. La delibera arriva con un parere tecnico positivo, al di là di quelle che possono essere le perplessità dei consiglieri di maggioranza», ha sottolineato Fabiana Martini (capogruppo Pd). «Stiamo vivendo momenti difficili per chi ha poche possibilità. Il compito della politica dovrebbe essere quello di andare incontro a queste persone - ha ricordato Roberto De Gioia (Verdi-Psi) -. Non riusciamo più di tanto a calare tasse o trovare lavoro. Potremmo usare l’intelligenza per fare fronte a questa situazione e questo è un metodo per andare in contro a chi è in sofferenza». 

MAGGIORANZA - «Stuzzicato dal Pd, volevo ricordare che questa proposta fu firmata e presentata da me e Andolina tre anni fa. Approvata da tutti, ma forse eravate impegnati su altre priorità come via Mazzini pedonale - ha commentato sarcastico Everest Bertoli (FI) -. Per aiutare le fasce deboli ci sono vari strumenti. Il baratto amministrativo è altro: qui parliamo di persone che devono pagare 20, 30, 40 euro, mettendo in piedi una macchina che poi costa 200 euro a volta. 18 emendamenti su 13 articoli: poche idee e ben confuse. Persino il sindaco Raggi ha definito la misura populista. Non lo votiamo oggi perché non è utile alle esigenze dei cittadini. Voi avete copiato il modello del comune di Bucchianicco, noi, insieme alla Giunta, porteremo avanti un’iniziativa più idonea». «Demandiamo (con gli emendamenti) la determinazione dell’apporto lavorativo, su che basi? Questo è un problema fondamentale», ha sottolineato Alberto Polacco (FI), cui ha fatot seguito il capogruppo forzista Piero Camber: «Viene a cadere l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge o un regolamento. Poi, valutiamo meno il lavoro dell’80enne rispetto al 20enne?». «Non è così facile creare lavoro - ha ricordato Antonio Lippolis (LN) -. Parliamo poi di cifre, relative alla Tari, di 2/300 euro, pari a 20/30 ore di volontariato. Se poi bisogna imparare anche il lavoro lo trovo totalmente inutile; poi magari bisogna fare un’assicurazione, comprare il vestiario per esempio per il giardinaggio. Se poi arriva un’anziana che non può lavorare? La discriminiamo?».

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