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Intervista a Giuseppe Fiorello, a Trieste il 19 dicembre

Penso che un sogno così va in scena al Politeama Rossetti dal 19 al 22 dicembre Sarà un Giuseppe Fiorello che non dovrà immedesimarsi o rappresentare altri personaggi, metterà in scena se stesso. Infatti, Penso che un sogno così non è uno...

Penso che un sogno così va in scena al Politeama Rossetti dal 19 al 22 dicembre

Sarà un Giuseppe Fiorello che non dovrà immedesimarsi o rappresentare altri personaggi, metterà in scena se stesso. Infatti, Penso che un sogno così non è uno spettacolo sulla vita di Domenico Modugno.
Nella messa in scena, emozionante e divertente, Fiorello non si limiterà a raccontare e recitare, ma canterà dal vivo le canzoni celebri e meno celebri del cantautore pugliese.

Penso che un sogno così è un chiaro il riferimento al grande Domenico Modugno, ma cosa lega Giuseppe Fiorello al cantautore pugliese?

Le musiche di Modugno sono state la colonna sonora della mia vita fin da quando ero piccolo. Lo guardavo in tv con la mia famiglia. Mio padre ne era un estimatore, ma non solo. Lo cantava sempre nei lunghi viaggi in auto? e gli assomigliava anche molto.

Lei ha vestito i panni di Domenico Modugno per la fiction della Rai Volare. Cosa differenzia il prodotto televisivo da questo spettacolo teatrale?

Questo spettacolo non sarà la messa in scena della vita di Domenico Modugno. Certo, racconto anche di lui, ma soprattutto è nato uno spettacolo che attraverso le sue musiche mi ha dato la possibilità di raccontare me stesso in chiave originale. Divertiamoci a dire che mentre io in televisione ho raccontato Modugno, questa volta è un po' lui che racconta me.
Attraverso le sue canzoni ho rimesso in luce pezzi della mia piccola storia, soprattutto di quando ero bambino e adolescente.

Quindi non è solo una biografia di Giuseppe Fiorello con la colonna sonora di Domenico Modugno. Ma nel suo spettacolo, che ricordiamo è scritto da lei insieme a Vittorio Moroni e diretto da Giampiero Solari, c'è un messaggio che vorrebbe mandare al pubblico?

Non è uno spettacolo didattico in cui io spiego delle cose o cerco di lanciare messaggi. È solo uno spettacolo emozionale. Se mi pongo un obiettivo con Penso che un sogno così - più che un obiettivo è una speranza - è quello di regalare al pubblico un'ora e quaranta, quasi due ore, di pura emozione. Infatti mi sembra che oggi si sia un po' persa l'idea di emozionarsi. Ci si emoziona sempre meno ma ci si indigna sempre di più.

In scena dimostra anche grandi qualità canore - accompagnato dai musicisti Daniele Bonaviri e Fabrizio Palma -. Qual è la sua canzone preferita di Modugno? Quelle che canterà nello spettacolo, chi le ha scelte e perché?

Ho scelto io le canzoni e in questo caso sono correlate con la storia che racconto. Ogni canzone di Modugno non è presente solo perché di Modugno, ma è lì proprio perché strettamente legata a una persona o un fatto realmente accaduto nella mia vita e che io sto mettendo in scena.
La mia canzone preferita? Non saprei, sarebbe come chiedere a qualcuno se vuole più bene alla mamma o al papà. Quindi faccio un po' fatica a sceglierne una perché le amo quasi tutte. Però, per essere più vicino a Modugno, dico quella che per lui era la canzone preferita: Vecchio frac, la scelgo perché mi voglio associare a quest'emozione che provava lui ogni volta che la sentiva o la cantava, ma ce ne sarebbero davvero tante altre.

Lo spettacolo Penso che un sogno così andrà in scena al Politeama Rossetti da giovedì 19 a domenica 22 dicembre (clicca per le informazioni).

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