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Giovedì, 2 Dicembre 2021
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Sanita' in Fvg: Rapporto 2008-2011, 1 Addetto ogni 60 Abitanti

Diminuzione dei costi di regia della sanità, miglioramento dell'appropriatezza dei ricoveri ospedalieri e crescita dell'attività territoriale, aumento degli infermieri e degli operatori socio sanitari a scapito del personale amministrativo...

Diminuzione dei costi di regia della sanità, miglioramento dell'appropriatezza dei ricoveri ospedalieri e crescita dell'attività territoriale, aumento degli infermieri e degli operatori socio sanitari a scapito del personale amministrativo, contenimento della spesa.
Sono questi alcuni dei risultati che emergono, come bilancio del primo triennio di legislatura, dal Rapporto sulla sanità regionale presentato oggi a Udine in occasione del convegno "Conoscere per governare".

Due sono stati gli strumenti principali messi in campo dall'Amministrazione regionale per raggiungere questi traguardi:
il riassetto della "governance" della sanità regionale, attuato nel gennaio del 2010, e la pianificazione definita nel Piano sanitario e sociosanitario per il triennio 2010-2012, messo a punto nel marzo dello stesso anno.

Con il cambiamento della "governance" è stata soppressa l'Agenzia della Sanità e le funzioni di regia del sistema sono state concentrate nella Direzione regionale; è stato inoltre abolito il Centro servizi condivisi, assegnando le sue competenze all'Azienda ospedaliero universitaria di Udine.
Questo ha consentito, secondo i dati inseriti nel Rapporto, di contenere i costi degli Enti di "governance", da 10,5 milioni di euro nel 2008 a poco più di 8 milioni nel 2010, con un risparmio di 2,4 milioni pari al 23,1 per cento.

Tra gli obiettivi indicati dal Piano sanitario ci sono una riorganizzazione complessiva dell'offerta della rete ospedaliera e la ricerca di una maggiore efficienza complessiva del sistema, attraverso l'eliminazione di inutili sovrapposizioni e la ricerca di sinergie tra le Aziende.

Nel Rapporto sono riportati alcuni indicatori dell'attività
ospedaliera: tra il 2007 e il 2010 gli accessi al pronto soccorso con "codice bianco" (minore urgenza) sono diminuiti del 4,2 per cento e sono calati anche i ricoveri ordinari del 3,3 per cento; per contro sono aumentati i ricoveri in day-hospital (+ 11,7 per
cento) e le prestazioni ambulatoriali (+ 5,2). Sono dati, questi, che indicano una maggiore appropriatezza delle prestazioni ospedaliere.

Per quanto riguarda le attività territoriali, sempre tra il 2007 e il 2010 sono aumentati gli utenti dell'assistenza infermieristica domiciliare (+ 14,7 per cento) e quelli dell'assistenza riabilitativa domiciliare (+ 16,4).

Anche il personale è cresciuto, raggiungendo nel corso del 2009 il suo picco massimo a 20.607 unità. Negli ultimi anni è cambiata però la composizione degli addetti con un incremento delle figure sanitarie. Tra il 2007 e il 2010 il personale è infatti cresciuto di 246 unità complessive (+ 1,2 per cento) ma gli infermieri sono aumentati di 277 unità (+ 4,2) così come gli operatori socio sanitari (341 unità pari a + 17,1 per cento) mentre sono diminuiti gli amministrativi (57 unità pari a - 2,9 per cento).

Sullo sfondo c'è tuttavia la necessità di contenere i costi della sanità, che pesa per più del 50 per cento del bilancio regionale
(2,2 miliardi di euro nel 2011) a cui si aggiungono 237 milioni di euro per i capitoli relativi al "sociale". Tra il 2001 e il
2008 la spesa sanitaria era cresciuta mediamente in Friuli Venezia Giulia di circa 100 milioni di euro all'anno, un ritmo insostenibile di fronte ai problemi di bilancio innescati dalla crisi.

Al calo delle entrate da compartecipazioni, determinato dal rallentamento di tutte le attività economiche, si sono sommati i vincoli alla riduzione della spesa imposti dal patto nazionale di
stabilità: tra il 2009 e il 2012 la contrazione complessiva dovrà essere di 354 milioni, pari a più dell'8 per cento del totale, a cui va aggiunto il contributo del Friuli Venezia Giulia per l'attuazione del federalismo (370 milioni all'anno).

Per questo la Regione ha dovuto contenere la spesa sanitaria, con un incremento di solo un punto percentuale nel 2010 e una crescita zero nel 2011. La tenuta economica del sistema è stata assicurata grazie al contenimento del personale, al recupero di efficienza operato dalle singole Aziende, alla centralizzazione dei servizi e al blocco (nazionale) dei rinnovi contrattuali.

In prospettiva non si potrà tuttavia abbassare la guardia: solo tenendo conto dell'inflazione e della ripresa della contrattazione collettiva, il fabbisogno della sanità regionale e della spesa sociale dovrebbe crescere di oltre 200 milioni nel 2015 rispetto a quest'anno, prendendo in considerazione soltanto la spesa corrente, per mantenere cioè l'esistente.

E tutto ciò in presenza di un progressivo invecchiamento della popolazione, con i relativi costi per il sistema sanitario.
Già oggi il Friuli Venezia Giulia è, seconda solo alla Liguria, la regione italiana con la maggiore popolazione con più di 65 anni, che arriva al 23,4 per cento del totale (la Campania, all'ultimo posto, ha il 16 per cento).
Le proiezioni demografiche indicano che gli ultra 65enni aumenteranno progressivamente di anno in anno, per arrivare al 32,2 per cento nel 2050.

Con i suoi 20.586 dipendenti (dato di fine 2009), il Friuli Venezia Giulia è la regione italiana che ha il maggior numero di addetti del Servizio sanitario pubblico rispetto agli abitanti: c'è infatti un addetto ogni 59,95 abitanti contro una media nazionale di 87,58.

Nel capitolo che il rapporto dedica ai confronti nazionali, i dati vengono in genere paragonati con le sole dieci regioni del Nord-Centro (Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria) poiché nelle regioni del Centro-Sud vi è un maggiore ricorso all'assistenza convenzionata con i privati, e questo incide naturalmente sulle dimensioni e caratteristiche del Servizio sanitario pubblico.

Rispetto al Nord-Centro, il Friuli Venezia Giulia è la regione che ha avuto il maggiore incremento di dipendenti tra il 2003 e il 2009 (+ 11,4 per cento), contro l'8,8 del Trentino Alto Adige, che è al secondo posto, mentre in alcune regioni (Umbria e
Liguria) c'è stata addirittura una lieve diminuzione.

Per quanto riguarda l'analisi suddivisa per categorie professionali, risulta che la nostra regione è al secondo posto, appena sotto la Liguria, per infermieri (uno ogni 152,7 abitanti), al primo posto per personale tecnico sanitario (uno ogni 949,3 abitanti) e al terzo posto per personale della riabilitazione (uno ogni 1.743 abitanti).

La dotazione complessiva del personale dipende anche da altri fattori: la dimensione dei servizi appaltati all'esterno, la mobilità sanitaria dei pazienti e l'entità delle convenzioni con le strutture private. In Friuli Venezia Giulia è rilevante il ricorso agli appalti che, in valore, incidono per l'8,2 per cento sui costi totali (primo posto rispetto alle dieci regioni di riferimento).
Il nostro sistema sanitario è in grado di attirare pazienti da fuori regione: nel 2009 il saldo è stato positivo per 22,2 milioni di euro. Infine, molto bassa è l'incidenza delle convenzioni con i privati: nel 2007 i costi ammontavano a 2,2 milioni di euro, con un'incidenza del 4,3 per cento sui costi totali, ultimo posto nel Nord-Centro (la Lombardia è al primo posto, con il 18,7 per cento).

Anche tenendo conto di questi fattori di correzione, in Friuli Venezia Giulia il numero di addetti rispetto agli abitanti resta elevato: il rapporto "virtuale" è di un addetto del Servizio sanitario ogni 57,5 abitanti, al terzo posto nel Nord-Centro dopo la Liguria (50,7) e la Valle d'Aosta (52,5).

Nel rapporto "Conoscere per governare" sono stati anche presi in considerazione altri indicatori, come la UAO (Unità di misura dell'attività ospedaliera), che indica i costi della "prestazione tipo" degli ospedali.
I costi della UAO in Friuli Venezia Giulia sono abbastanza elevati, al terzo posto in Italia dopo la Provincia autonoma di Bolzano e la Valle d'Aosta.
Questo deriva sicuramente - secondo il rapporto - dall'elevata qualità delle prestazioni ma anche da "maggiori costi strutturali unitamente a un'efficienza non ottimale".

Il Friuli Venezia Giulia si trova al primo posto tra le dieci regioni del Nord-Centro anche per numero di istituzioni sanitarie (Aziende sanitarie e ospedaliere, Aziende ospedaliero universitarie, IRCCS-Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico) rispetto alla popolazione.
In regione ci sono 11 istituzioni, una ogni 112 mila abitanti, contro una media di 207 mila.
Nelle Province autonome di Trento e Bolzano il rapporto è di una ogni oltre 500 mila abitanti.

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