Sabato, 25 Settembre 2021
Politica

Sanità: «con i Parti a Domicilio il Sistema Sanitario Risparmierebbe 2000 Euro a Nascita»

Ad affermarlo vicecapogruppo Pdl in Consiglio regionale Rodolfo Ziberna in un'interpellanza alla Giunta «Sostenere, anche economicamente, la donna che decide di partorire a domicilio, purché siano naturalmente garantite condizioni...

Ad affermarlo vicecapogruppo Pdl in Consiglio regionale Rodolfo Ziberna in un'interpellanza alla Giunta

«Sostenere, anche economicamente, la donna che decide di partorire a domicilio, purché siano naturalmente garantite condizioni igienico-sanitarie di assoluta sicurezza per la madre e il nascituro». A chiederlo è il vicecapogruppo Pdl in Consiglio regionale Rodolfo Ziberna in un'interpellanza alla Giunta.

«Il Sistema sanitario nazionale - rileva Ziberna - garantisce a ogni donna in stato di gravidanza il diritto a prestazioni sanitarie gratuite e a prestazioni specialistiche in esenzione. Garanzia che non viene però estesa alle donne che partoriscono a domicilio, che si trovano costrette a pagare di tasca propria un'ostetrica libera professionista, non potendo usufruire dell'assistenza sanitaria gratuita, come se si recasse in ospedale».

«A ben guardare, questo è un controsenso, visto che l'assistenza domiciliare a parti fisiologici non presenta rischi aggiuntivi rispetto all'assistenza negli ospedali e, inoltre, solleva le Aziende sanitarie da gran parte delle spese, in particolare da quelle relative alla degenza che, da sole, si aggirano in media sui 600 euro al giorno. Un parto fisiologico senza complicazioni ha un costo non superiore ai 1.500 euro, a fronte dei 2.500-3.000 euro di costo del parto operativo, ai quali si aggiungono appunto i costi di degenza».

«Alcune Regioni, tenendo conto di questo paradosso - prosegue l'esponente del Pdl - hanno ben pensato di prevedere un piano di assistenza domiciliare a carico delle Aziende sanitarie, o comunque il rimborso delle spese per l'assistenza ostetrica domiciliare quando effettuata da libere professioniste. Si tratta di Piemonte, Marche, Emilia Romagna, Lazio e della Provincia Autonoma di Trento. Il primo servizio pubblico di assistenza al parto domiciliare sorto in Italia è stato il Servizio parto a domicilio dell'ospedale S. Anna di Torino, istituito sulla base di una normativa della Regione Piemonte».

«In FVG questo servizio non esiste, come non vi è la possibilità da parte delle ostetriche libere professioniste di usufruire dei CEPAP (strumenti statistici valutati dall'ISTAT) e, pertanto, non siamo in grado di conoscere il numero reale di parti che attualmente hanno già luogo a domicilio».

«Sarebbe opportuno che anche il FVG si adeguasse a quanto già disposto da altre Regioni - conclude Ziberna - in un'ottica di libertà di scelta del luogo più idoneo per accogliere il nascituro: a domicilio, in casa di maternità o in ospedale, in risposta al bisogno primario di intimità, individualità e condivisione familiare, naturalmente con adeguati livelli di sicurezza».

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