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Sertubi, De Monte (Pd): «Via libera da UE per export tubi in Iraq»

«Nessun impedimento all'uso del marchio "made in Italy", ora Governo e Regione devono risolvere velocemente la questione, per evitare la chiusura dell'impianto e la perdita di posti di lavoro»

«Per Sertubi c'è il via libera dell'Ue all'utilizzo del marchio “made in Italy” e ciò rende possibile l'esportazione dei tubi in ghisa in Iraq. È un'ottima notizia per il futuro dello stabilimento triestino e per la salvaguardia dei posti di lavoro». Lo afferma l'eurodeputata Pd Isabella De Monte, riportando quanto scritto dal commissario europeo per gli Affari economici Pierre Moscovici nella risposta all'interrogazione presentata da De Monte alcuni giorni fa, in cui chiedeva di valutare ogni possibile intervento per permettere alla Sertubi di apporre la denominazione “made in Italy” sui tubi semilavorati in India e poi finiti nello stabilimento triestino di proprietà dell'indiana Jindal Saw Italia. L'utilizzo di tale denominazione è indispensabile per l'esportazione dei tubi sferoidali in ghisa e onorare un importante contratto con l'Iraq.

Secondo De Monte «l'Ue certifica che non vi sono impedimenti normativi all'utilizzo del marchio “made in Italy” e quindi all'export dei tubi in Iraq. Ora il Governo e la Regione non hanno impedimenti per agire e possono, anzi, devono risolvere velocemente la questione, per evitare la chiusura dell'impianto e la perdita di posti di lavoro».
Nella sua interrogazione De Monte scriveva che, «in seguito all'entrata in vigore del regolamento delegato della Commissione europea n. 2446/2015, la dogana di Trieste ha ritenuto indebita l'apposizione del marchio "made in Italy" sui prodotti della Sertubi, impedendone quindi l'esportazione». Per tale ragione si chiedeva alla Commissione Ue di valutare una possibile modifica al regolamento delegato n. 2446/2015, o altre soluzioni utili.

«Nella sua risposta – osserva De Monte - il commissario Moscovici sostiene che per la Commissione le normative europee vigenti non impediscono in alcun modo l'utilizzo del marchio e quindi l'esportazione del prodotto. Moscovici scrive infatti che, in mancanza di norme di origine non preferenziale armonizzate a livello mondiale, la determinazione dell’origine ai fini dell’apposizione del marchio di origine è effettuata in conformità alle norme pertinenti applicate dal Paese importatore. Nel caso specifico – osserva De Monte – le merci devono essere esportate in Iraq e il commissario europeo ritiene che, secondo il contratto stipulato con il cliente iracheno, sul prodotto debba essere apposto il marchio “made in Italy”. Le cosiddette “norme di origine non preferenziale” applicabili a tal fine dovrebbero quindi essere quelle in vigore in Iraq, in quanto Paese importatore».

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