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"Un profugo in famiglia”, Famulari risponde a Roberti: «Progetto facoltativo e volontario»

Lo rileva in una nota l'assessore alle politiche sociali Laura Famulari: «Coinvolge solo stranieri “titolari riconosciuti di protezione internazionale” già presenti sul nostro territorio: non sono in alcun modo “clandestini”; è facoltativo ed è nato dalla richiesta di alcune famiglie di Trieste»

«Pierpaolo Roberti, della Lega Nord, chiede spiegazioni su alcuni aspetti del progetto “un profugo in famiglia”. Sebbene tutte le cose che chiede siano già state dette e scritte (sulla stampa sia locale che nazionale, sui Social e sui siti del Comune) intervengo volentieri per ri-spiegare a Roberti i dettagli dell’operazione».

Lo rileva in una nota l'assessore alle politiche sociali Laura Famulari.

«Il progetto - prosegue Famulari -  “un profugo in famiglia”:

1) coinvolge solo stranieri “titolari riconosciuti di protezione internazionale” già presenti sul nostro territorio: non sono in alcun modo “clandestini”;


2) è una sperimentazione di diverse città italiane e ognuna stabilisce il rimborso alle famiglie in base ai progetti messi in campo, comunque in linea di massima tutti fra i 350 e i 450 Euro;


3) è un risparmio per la collettività: dei 35 Euro al giorno erogati dallo Stato, una parte va alle famiglie (400 Euro al mese), una parte viene utilizzata per la prima accoglienza e per il controllo sanitario e il supporto alle famiglie che aderiscono al progetto. Il restante rimane allo Stato come risparmio per le casse pubbliche (non esistono “beneficiari” come li chiama Roberti, se non i cittadini).  Famulari Lauraassessore

4) è facoltativo ed è nato dalla richiesta di alcune famiglie di Trieste. Abbiamo dunque offerto la possibilità, a chi volesse, di accogliere un profugo;


5) è volontario, non lucrativo, la cifra corrisposta è a puro titolo di rimborso spese calcolato in base ai costi standard, dunque sufficienti a coprire le spese sostenute dalle famiglie;


6) pone dei limiti: ogni famiglia può accogliere al massimo 2 persone per un periodo non superiore a 1 anno».


«Dunque ora anche Roberti sa che non si tratta in alcun modo di clandestini e che non c’è un guadagno extra per qualcuno, ma solo volontariato, accoglienza e un risparmio per la collettività. Spiego di nuovo tutto questo anche per rispetto verso le 40 famiglie triestine che hanno già scelto di partecipare al progetto e che in questi giorni stanno affrontando i colloqui con ICS e Caritas».

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