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Zilli-Ciriani: «Monitoraggio su corsi pro-gender nelle scuole, richiesta inascoltata»

A dirlo sono i consiglieri regionali Barbara Zilli (LN) e Luca Ciriani (FdI/An), che tornano sulla tematica e annunciano che continueranno «a battagliare affinchè la scuola sia davvero libera da ogni tipo di imposizione e che i Piani Formativi siano il più trasparenti possibili»

«Tra pochi giorni verranno approvati i Piani dell'offerta formativa nelle scuole, ma a oggi la richiesta fatta dai comitati di istituire un tavolo di monitoraggio su progetti riguardanti affettività, sessualità e identità di genere è rimasta purtroppo lettera morta». A dirlo sono i consiglieri regionali Barbara Zilli (LN) e Luca Ciriani (FdI/An), che tornano sulla tematica e annunciano che continueranno «a battagliare affinchè la scuola sia davvero libera da ogni tipo di imposizione, che i Piani Formativi siano il più trasparenti possibili e che alle famiglie venga data la possibilità di scegliere se aderire o meno a determinate azioni formative non curricolari, al pari di quanto avviene per l'insegnamento della religione cattolica. Da parte nostra, sposiamo in tutto e per tutto la causa portata avanti dai comitati di famiglie e insegnanti contrari all'introduzione di questi progetti».

I due consiglieri regionali annunciano poi che i comitati dei genitori, già auditi lo scorso dicembre in VI Commissione, hanno sottoscritto una lettera affinchè attività extracurricolari su sessualità e affettività nella scuola vengano presentati sul modello, scelto dallo Stato, utilizzato per l'insegnamento della religione cattolica, garantendone cioè la facoltatività. Tutto questo per dare un segnale forte a pochi giorni dall'approvazione dei Piani triennali dell'offerta formativa. «In questi giorni si approvano i Piani dell'offerta formativa triennali, che dovranno essere conosciuti dalle famiglie prima delle preiscrizioni dei figli nei vari istituti scolastici - scrivono i genitori nella loro missiva - ma la proliferazione di corsi su temi che riguardano l'affettività, la sessualità e l'identità di genere, pone nuovi problemi alle famiglie e ai docenti. Si tratta di un fenomeno relativamente nuovo, accentuato dal fatto che viviamo in contesti sempre più frammentati e complessi dal punto di vista culturale ed etico».

«Il problema si è manifestato ultimamente in particolare con i corsi sul bullismo omofobico e sull'orientamento sessuale, promossi dalle associazioni Lgbt, con i quali viene veicolata una visione dell'essere umano e del rapporto tra natura e cultura, non condivisa da tutti - continuano - ma la questione riguarda anche una miriade di interventi che propongono una sessualizzazione precoce, sin dalla scuola materna o elementare, corsi di cui spesso le famiglie ignorano i contenuti, nonostante la Costituzione riconosca inequivocabilmente il loro diritto-dovere all'educazione dei figli (art. 30)". E aggiungono che, nonostante il ministro all'istruzione Stefania Giannini, interpellata nel merito durante il Question Time del 28 ottobre scorso, abbia detto chiaramente che "tutte le scuole, anche quelle friulane, e i loro dirigenti scolastici, dovranno rispettare, come peraltro è sempre avvenuto, la prassi corretta, cioè che ci sia una preventiva presentazione del piano dell'offerta formativa, che ci sia un'espressione di consapevolezza e di diritto e dovere di accedere a queste iniziative in maniera facoltativa", a oggi nelle scuole friulane si registra ancora una certa resistenza a riconoscere alle famiglie questo diritto. 

Questo, secondo quanto viene detto nella lettera, ha provocato «tensioni tra i comitati dei genitori, costituitisi per tutelare i diritti costituzionali, i Dirigenti scolastici e le Istituzioni regionali, culminate con l'audizione alla VI Commissione regionale istruzione».

«In ogni caso - si legge ancora nella lettera - anche in base alla normativa vigente, si deve riconoscere una priorità del ruolo educativo dei genitori e il rispetto dell'alleanza educativa stretta tra scuola e famiglia, che prevede collaborazione e non prevaricazione della prima sulla seconda». 


«Il principio di libertà - concludono i Comitati dei genitori - dovrebbe indurre gli istituti scolastici, in attesa di ulteriori chiarificazioni ministeriali applicative della legge 107 di riforma della scuola, a soprassedere rispetto a queste questioni sensibili, per puntare soprattutto su quanto compete specificamente alla scuola, e i genitori si attendono da essa, cioè insegnare, in scienza e coscienza le materie curricolari, introducendo così gli allievi alla conoscenza della realtà in tutti i suoi aspetti».

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