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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cronaca

Sulla morte di Alina prende piede la pista dell'overdose, prossima settimana l'autopsia

Nell'appartamento sono state trovate alcune boccette di metadone e una siringa aperta. La Procura sigilla l'indagine. Il ricordo di chi l'ha conosciuta ai contest fotografici. Una vita spezzata a soli 43 anni

Alcune boccette di metadone e una siringa aperta non bastano per confermare la pista dell’overdose che, eventualmente, verrà stabilita solo ed esclusivamente dal risultato dell’autopsia che la Procura disporrà un giorno della prossima settimana. Ci vorrà del tempo per ricostruire fino in fondo cosa è successo nell’appartamento al quinto piano di viale D’Annunzio 28 a Trieste dove ieri 1 dicembre è stato trovato il corpo di Alina Trush, quarantatreenne ballerina e modella di origine ucraina ma residente nel capoluogo giuliano da molti anni. Sul corpo della giovane, madre di due figli (una ha 19 anni, mentre l’altro ne ha 12) non sono stati trovati segni di colluttazione, il che diminuisce le probabilità che la morte sia stata di natura violenta. 

La Procura ha secretato l'indagine

Il procuratore capo Antonio De Nicolo ha sigillato l’inchiesta, secretandola e imponendo alla questura triestina e a tutte le autorità il massimo riserbo. È un segno, oltre che di rispetto verso la vicenda, anche del fatto che alcune iniziali ricostruzioni sono state viste quantomeno come frettolose e, probabilmente, mal sopportate dagli ambienti investigativi.

Chi era Alina

L’esistenza di Alina è quella di una donna che poco più che ventenne decide di venire in Italia dall’Ucraina. Nasce il 3 settembre del 1978 a Kryvyj Rih, città di poco più di 600 mila abitanti a circa 400 chilometri a sud dalla capitale Kiev. Alla fine di febbraio del 2002 nasce la prima figlia. Dalle foto pubblicate su OK, social russo secondo per fama solo al controverso VK, la felicità di Alina è reale tanto che quel nome finirà per essere tatuato sul suo braccio destro. C’è qualche viaggio, appaiono alcune foto con la madre davanti al teatro romano di Trieste. Nel 2009 nasce il secondo figlio. Fotograficamente, non c’è nessuna traccia di un uomo, né di un marito o di un compagno. Solo nell'ultimo periodo - sempre stando alle immagini pubblicate sui social - Alina è in compagnia di un giovane di nazionalità serba e residente a Trieste, di cui si sa molto poco. 

Il racconto: "L'avevo vista molto male" 

La professione di modella Alina la esercita sicuramente anche a Trieste. Sui social scriveva di aver lavorato per alcuni night club oltre confine, tra Sesana e Nova Gorica. A Trieste è conosciuta negli ambienti fotografici. Nel 2010 partecipa al contest organizzato da Claudio Micali, all’interno del museo ferroviario di Campo Marzio. “Me la ricordo – racconta Andrea Schillani, fotografo che aveva partecipato all'edizione del celebre evento –, avremo lavorato assieme un paio di volte. Nell’ultimo periodo l’avevo vista molto male. Mi aveva salutato ma non l'avevo riconosciuta. La sensazione era come se scappasse da qualcosa, l’ho vista timorosa, non so, forse sono solamente mie impressioni. Forse era caduta in un brutto giro, chi può dirlo”.

Da dove proviene il metadone? 

Ad un certo punto c’è qualcosa che nella vita di Alina gira per il verso sbagliato e la fa precipitare nel vortice della droga, almeno stando a quanto appurato anche dagli stessi investigatori. Alina era nota sia agli ambienti sanitari che alle forze di polizia, proprio per alcune indagini per sostanze stupefacenti. Eppure, almeno fino all’inizio degli anni Dieci del 2000 una certa normalità sembra essere la prassi, nell’esistenza della donna. Una piega turbolenta presa solo negli ultimi anni. Nel silenzio imposto alle autorità c’è anche quello dell’Azienda Sanitaria Giuliano Isontina. “C’è un’indagine in corso” fanno sapere. All’interno dell’operazione d’inchiesta bisognerà inoltre appurare se Alina fosse in cura presso il Dipartimento delle Dipendenze oppure se la sostanza trovata nell’appartamento dagli agenti della Mobile gliela avesse procurata qualcuno sulla piazza. In tal caso, l'indagine potrebbe allargarsi e coinvolgere altre persone.

Il consolato ucraino e l'autopsia

Gli ambienti diplomatici ucraini più vicini a Trieste sono quelli padovani. Dal consolato però non arrivano informazioni sulla connazionale. “Noi non possiamo fornire dati sensibili” affermano. La richiesta era stata fatta anche e soprattutto per capire se il Paese di origine sapesse dell’esistenza di Alina. L’ultima foto su Facebook riporta la data di martedì 23 novembre. Alina è in piazza Unità, ma non sorride. Poi la violenta lite con un uomo (non si conoscono le ragioni), le minacce di morte sentite dai vicini di casa e l’intervento della Squadra Volante sul posto, nella giornata di domenica 28 novembre. Non si sa ancora la data precisa in cui verrà fatto l’esame autoptico. Solo in quella sede verranno chiarite le cause del decesso. "Era una persona forte - così un'amica - non posso credere sia morta". 

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