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Ferriera, "fumata nera" dall'incontro Serracchiani-Dipiazza-Comitato (VIDEO)

Sindaco: «Il futuro non è la ghisa». Presidente: «L'area caldo chiude se inquina». Cittadini: «Abbiamo riscontrato un atteggiamento di chiusura»

"Fumata nera" dall'incontro sulla ferriera. Gioco di parole scontato, ma che riassume perfettamente l'epilogo dell'incontro avvenuto questa mattina nel palazzo della Regione tra la presidente Fvg Debora Serracchiani, il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza e alcuni rappresentanti delle associazioni e comitati che da ieri sera, martedì 20 giugno, hanno allestito un presidio permanente in piazza Unità

«Inutile raccontare che siamo dentro parametri se poi si va a Servola e non si riesce a respirare. La città deve farsi carico degli operai: lo sviluppo della mia città non è la ghisa», ha commentato a caldo Dipiazza. 

«Non si può trattare il problema solo con l’annullamento dell’Aia che contiene delle prescrizioni che se vengono rispettate permettono alle istituzioni di muoversi all’interno della legalità. Non è la città della ghisa? - ha replicato Serracchiani - Allora qual è il futuro? Io ho preparato un futuro all’insegna di porto, cultura, turismo, ricerca. Sono consapevole che un insediamento di quel tipo è impattante, ma ci dica allora il sindaco cosa intende fare». 

«Mi dispiace che i comitati facciano politica e non gli interessi dei cittadini - ha sottolineato ancora la presidente -: il presidio ci darà la possibilità di dialogare. Ripeto, l’area caldo chiude se inquina. In questa anni abbiamo monitorato e chiesto interventi costanti (con riduzione della produzione): siamo attenti ai cittadini, ma anche ai centinaia di posti di lavoro della ferriera». 

«Non è andata per niente bene. Siamo andati con un atteggiamento propositivo di apertura nello spirito di mediazione auspicata anche dal vescovo, ma abbiamo riscontrato un atteggiamento di chiusura e di una politica che mette davanti le esigenze e i patti con l’imprenditore - ha affermato deluso Andrea Rodriguez del Comitato 5 dicembre -. Per noi è gravissimo: continueremo perchè il presidio è uno strumento politico collettivo e faremo ogni giorno un'assemblea pubblica; andremo avanti a oltranza e cercheremo di capire anche la posizione del Comune verso questa chiusura». «Non abbiamo avuto risposte concrete a parte un prossimo incontro con la proprietà – sottolinea Giorgio Cecco di FareAmbiente – troppo poco come risposta ai cittadini esasperati».

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