Martedì, 22 Giugno 2021
Cronaca

Casa divorata dalle fiamme a Sottolongera: la Trieste sommersa dietro all'incendio

La vicenda di E.G., siciliano che viveva da sette anni nell'appartamento andato a fuoco ieri 3 gennaio, rappresenta una delle tante storie che riemergono con impeto solo in occasione di gravi episodi di cronaca

Esiste una Trieste sommersa che riemerge con impeto solo in occasione di gravi episodi di cronaca. E.G. (queste le iniziali ndr) era residente nell’appartamento di strada per Longera 32 divorato dalle fiamme nella tarda serata di ieri 3 gennaio e, al di là dei numerosi precedenti penali, viveva lì dentro da circa sette anni. Nella casa, amministrata dall'Ater e di proprietà del Comune di Trieste, nell'ultimo periodo non ci sarebbe stata né l'utenza dell'elettricità, né quella del gas.

Le ipotesi al vaglio

Secondo le testimonianze dei residenti, proprio la mancanza di riscaldamento l’avrebbe indotto ad accendere un fuoco all’interno della stanza da letto per potersi scaldare i piedi. Già ieri sera dopo aver spento le fiamme, i Vigili del fuoco avevano scaricato sul retro della casa ciò che era bruciato durante l’incendio: un materasso, alcuni effetti personali dell’inquilino, tra cui vecchie audiocassette, un mangianastri ed un diario dove l’uomo annotava i suoi ricordi. 

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Il racconto dei residenti

“Alternava momenti di generosità ad atteggiamenti violenti” ha commentato un residente dello stabile di Sottolongera. “In questi anni ci ha fatto penare più di qualche volta, ha reso la vita difficile a tutti”. E.G., di origini siciliane e con legami famigliari nel Padovano, qualche tempo fa avrebbe sferrato dei calci al portone d’entrata, mandando in frantumi le vetrate. “Dopo quella volta l’Ater è intervenuta installando i vetri antisfondamento” ha riferito un altro residente dello stabile. 

Una vita al margine

Un’esistenza complessa, segnata anche dall’assunzione di sostanze e da una quotidianità vissuta ai margini della società. Secondo la testimonianza dello stesso autore dell’articolo, la settimana di Natale un gruppetto di giovani l’aveva preso di mira, importunandolo più volte tra via del Toro e la zona della fontana all’inizio di viale XX settembre. Lui si era allontanato senza reagire. 

L'aggressione in via Cicerone, il carcere ed il ritorno a casa

Il 30 dicembre, come riportato da Il Piccolo, lo stesso era stato protagonista di una violenta aggressione ai danni di un medico di via Cicerone. Fermato dai carabinieri, era finito in manette e condotto nel carcere di Udine, anche a causa della precaria situazione sanitaria all'interno del Coroneo in ragione dei casi di CoViD-19. Dopo qualche giorno, su ordine del giudice del tribunale di Trieste Massimo Tomassini, era stato rilasciato e messo agli arresti domiciliari nell’appartamento di strada per Longera.  

Comune e Ater: "Un rapporto difficile"

La storia di E.G. era da tempo nota sia al Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda Sanitaria che ai Servizi Sociali del Comune di Trieste. “Abbiamo tentato in tutte le maniere di impostare un progetto – così l’assessore Carlo Grilli – ma le grandi difficoltà di relazione hanno reso l’operazione sempre molto difficile”. Secondo il presidente dell’Ater Riccardo Novacco, “l’affitto veniva pagato regolarmente, ho fatto fare una verifica proprio questa mattina”. E.G. avrebbe avuto una “pendenza durante l’estate, situazione poi risolta grazie all’intervento dell’amministrazione comunale".  Secondo il numero uno dell'Ater, "la struttura non può essere responsabile di vicende del genere, noi non possiamo fare niente: sono altre le realtà che devono controllare”.

Una storia, tante storie

La storia di E.G. assomiglia a numerose vicende che a Trieste fanno fatica ad emergere. “Ce ne sono di analoghe e non di poco conto – continua Novacco – e le problematiche triestine devono essere affrontate velocemente”. Lo stesso presidente ha fatto sapere che chiederà la convocazione di "un tavolo con i vertici regionali della struttura nei prossimi giorni. Alla fine nessuno si prende la responsabilità ma è ora che si affrontino le criticità una volta per tutte e capire chi deve fare cosa”.

Un caso noto

Il direttore del Dipartimento delle dipendenze di Asugi, dottor Gianfranco Bezo, racconta di una situazione difficile e di sofferenza seguita dalla struttura da diversi anni. “Negli ultimi tempi la vicenda si è complicata anche a causa dei periodi di carcerazione. Nonostante la collaborazione con i Servizi Sociali e la stessa Ater, la persona in questione a metà novembre aveva interrotto il suo percorso in comunità di recupero”.

La Trieste sommersa

E.G. non viveva sempre all’interno dell’appartamento di strada per Longera, tesi confermata anche dal suo rendersi irreperibile che di recente capitava sempre più spesso. “A dicembre – racconta il dottor Bezo – gli avevamo dato appuntamento davanti a casa per aiutarlo a rimettere in sesto l’appartamento ma lui non si è mai presentato”. Fino al 2 gennaio, quando dopo l’ennesimo episodio di cronaca che l’aveva portato in carcere a Udine, per lui erano stati disposti gli arresti domiciliari. Il giorno dopo, infine, l’incendio che ha devastato la casa e che, senza il tempestivo intervento di un carabiniere, si sarebbe trasformato in una vera e propria tragedia. 

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