Mafia, camorra e 'ndrangheta, il rischio in FVG è reale

A dirlo è la Relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia presentata a Roma nei giorni scorsi. Traffico di stupefacenti, reinvestimento di capitali illeciti e modalità operative volte a non dare nell'occhio. I cantieri di Monfalcone e l'area di Trieste particolarmente appetibili

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Sono 12 le pagine della Relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia "dedicate" al Friuli Venezia Giulia, che è stata presentata a Roma nei giorni scorsi. Il documento è stato oggetto di una relazione da parte del Ministro dell'Interno Matteo Salvini e del Parlamento. I tempi cambiano e gli affari di Cosa nostra, della Camorra e della 'Ndrangheta - solo per citare le organizzazioni più conosciute - non sono più riconducibili esclusivamente all'area delle regioni del sud d'Italia.

L'interesse della "mala" nei confronti del FVG

La criminalità organizzata e l'attività delle mafie infatti ha "messo nel mirino" anche e soprattutto le regioni del settentrionali e, l'area del nord-est è tra le più appetibili. "La presenza di situazioni riconducibili alla criminalità organizzata - si legge nella nota della DIA - come illustrato nella Relazione, viene vieppiù cristallizzata anche dai recenti risultati conseguiti dalla Sezione Operativa di Trieste, che con l’operazione “Piano B”, sfociata nel dicembre 2018 nell’esecuzione di un’Ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Trieste a carico di 7 persone per i reati di estorsione con l’aggravante del metodo mafioso, ha fornito un riscontro giudiziario a dinamiche criminali contigue a clan camorristi". 

L'analisi completa 

La relazione riguarda il primo semestre del 2018, nei mesi che vanno da gennaio a giugno. Le mafie in Friuli Venezia Giulia possiedono caratteristiche e interessi che le portano a svolgere principalmente attività di reinvestimento e riciclaggio dei proventi illeciti. La posizione strategica della nostra regione, a cavallo tra l'area occidentale e quella balcanica, fa in modo che le criminalità organizzate abbiano da tempo messo gli occhi su aree limitrofe dove poter facilmente reinvestire capitali illeciti. Il Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho non più tardi di dieci giorni fa aveva lanciato l'allarme sul pericolo delle infiltrazioni criminali a nord-est. 

"Diversi segnali in Friuli Venezia Giulia", leggi l'articolo

"I cantieri di Monfalcone potrebbero ricadere nelle mani della mafia"

La presenza nei territori dell'ex Jugoslavia di organizzazioni criminali, i flussi migratori che attraversano l'area, il considerevole aumento del traffico di stupefacenti nella zona dei Balcani, l'influenza del porto di Trieste nei traffici verso est, come pure l'area portuale di Monfalcone, rappresentano globalmente i punti cardine per i quali la DIA afferma esserci un "generale innalzamento della percezione del rischio relativo alla penetrazione criminale". Ai cantieri di Monfalcone  viene data particolare importanza nella relazione. "Per le caratteristiche delle attività che vi si svolgono potrebbero ricadere nelle mani della criminalità organizzata" si legge nello stralcio relativo al Friuli Venezia Giulia.  

Organizzazioni criminali straniere e appalti pubblici

Nei primi sei mesi del 2018 in Friuli Venezia Giulia risultano essere quattro i criminali di origine straniera arrestati in seguito ad indagini della DIA. Tutti e quattro sono di origine nordafricana e sono accusati dei reati di stampo associativo (associazione a delinquere, mafiosa,  finalizzata al traffico di stupefacenti, e contrabbando). 

"Sul fronte della prevenzione delle infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici - conclude la nota - nello scorso 2018 questa DIA ha compiuto n. 27 monitoraggio di altrettante imprese, nonché effettuato n. 3 accessi ai cantieri disposti dai Prefetti della regione, nei quali sono state complessivamente identificate n. 163 persone fisiche e controllate n. 25 persone giuridiche e n. 111 mezzi da lavoro".

"Si muovono più veloci della magistratura" l'allarme lanciato dalla Procura di Trieste

L'allarme lanciato dal Procuratore Mastelloni

Nel documento emerge anche l'attenzione che il fenomeno deve ricevere da parte degli ambienti governativi. Il rischio di sottovalutare le attività delle mafie al nord esiste ed è reale. Lo stesso Procutarore della Repubblica di Trieste Carlo Mastelloni ha più volte espresso una posizione di allerta, non ultima durante la tre giorni dell'associazione Libera che si è tenuta a Trieste, a causa delle poche "forze" presenti in campo sul territorio regionale per contrastare il fenomeno delle mafie. Il precedente appello era stato lanciato il 18 dicembre 2018 in occasione dell'arresto di sette persone tutte legate al clan dei Casalesi

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