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Un gesto che vale una vita

"Ancora un'ora e sarebbe morto", da piazza Libertà il gesto di speranza che vale una vita

Un giovane di 17 anni e di nazionalità afghana si trova ricoverato nel reparto di Rianimazione dell'ospedale Burlo di Trieste a causa di uno shock settico accusato dopo il suo arrivo in Italia. Le sue condizioni, stabili, rimangono tuttavia preoccupanti. La testimonianza di Nicola, volontario di Linea d'Ombra che l'ha soccorso e ha chiamato l'ambulanza. Lorena Fornasir: "Un gesto di cura verso la vita"

TRIESTE – “Mi ha fatto vedere la gamba, era molto gonfia con un puntino da cui usciva del pus. Il suo amico mi ha detto che in Croazia, lungo il tragitto compiuto per arrivare a Trieste, era stato punto da un insetto. Aveva la febbre alta”. Inizia così la testimonianza di Nicola, volontario di Linea d’Ombra che la mattina di mercoledì 12 luglio si è preso cura, chiamando una ambulanza del 118, di un diciassettenne di nazionalità afghana che si trova ora ricoverato, in gravi condizioni, nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Burlo Garofolo di Trieste. Dall’ospedale infantile fanno sapere che il giovane è rimasto vittima di uno shock settico e che il suo stato di salute, seppure stabile, continua ad essere preoccupante.

La piazza del mondo si prenda cura di chi soffre

La sua è una delle tantissime storie che confluiscono nella “piazza del mondo”, quella piazza Libertà dove Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi operano ininterrottamente da anni, per dare una speranza e restituire un sorriso alle persone che arrivano a Trieste dalla rotta balcanica. “Se Nicola si fosse voltato dall’altra parte – racconta la Fornasir -, se si fosse disinteressato, ecco che il ragazzo probabilmente sarebbe morto”. Sono stati i sanitari del Burlo a dirlo, a Linea d’Ombra. “Un’ora di ritardo avrebbe significato la morte” queste le parole utilizzate in un post pubblicato sulla pagina dell’associazione. Nicola, secondo la Fornasir, “ha avuto uno sguardo di cura, il suo gesto ha salvato una vita, tirando fuori la competenza più bella che potesse avere, quello di cura verso la vita”.

"Un gesto di cura"

Un gesto apparentemente invisibile, eppure così normale, così umano. Il giovane arriva a Trieste nella notte tra martedì e mercoledì. Sta già male. La notte la passa in stazione a Trieste, fuori, sugli scalini dell’ingresso della struttura. Ha una coperta addosso ed è in compagnia di un amico, un ragazzo pakistano con cui ha condiviso il viaggio. “Mi ha chiesto una ambulanza – racconta Nicola – perché il suo amico stava male”. Il mezzo arriva in piazza Libertà dopo circa mezz’ora e trasporta il giovane afghano al pronto soccorso del Burlo. Da lì viene poi ricoverato nel reparto di Rianimazione. “È stato un gesto di attenzione verso la vita – sottolinea la Fornasir -, invisibile, ma bellissimo”. 

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