L'Azienda Sanitaria a "caccia" di due medici per visitare i migranti a Fernetti

L'indiscrezione in possesso di TriestePrima e confermata dalla dottoressa Adele Maggiore di Asugi rivela la necessità di trovare due professionisti che possano valutare le condizioni di salute e la presenza di problemi respiratori, "pidocchi o scabbia"

L’Azienda Sanitaria Giuliano Isontina sta cercando due medici per valutare le condizioni di salute dei migranti a mezz’ora dal loro arrivo alla struttura di Fernetti così da far emergere la possibilità di riametterli in Slovenia. Il bando per il personale sanitario potrebbe essere pubblicato ufficialmente sul sito dell'azienda - che ha confermato la notizia - già oggi 29 luglio o, al più tardi, nel giro di qualche giorno. 

La posizione di Asugi

La notizia della ricerca dei due medici è stata avanzata dal Dipartimento di Prevenzione dell’Asugi ed ha iniziato a circolare (almeno non ufficialmente fino ad oggi) da almeno 48 ore. La dottoressa Adele Maggiore, contattata telefonicamente da TriestePrima, ha auspicato di ottenere riscontro soprattutto tra i giovani. "Oggi la laurea è abilitante - ha detto - e, di conseguenza, la speranza è quella di trovare personale che in questo momento possa aiutarci". 

Smentite le voci sulla scadenza del contratto

In una prima fase erano iniziate a circolare alcune indiscrezioni secondo cui, vista l’imminente scadenza dei contratti temporanei con cui alcuni medici erano stati assunti durante l'emergenza sanitaria, dal 1 agosto questo tipo di attività sarebbe potuta rimanere "scoperta". Voce smentita dalla stessa Maggiore che ha precisato come quei contratti non c'entrerebbero niente. La gestione degli stessi sarebbe stata presa in carico direttamente dalla Direzione Sanitaria.  

L'attività: dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 14

Tra le attività che i medici in questione andranno a svolgere, operando presso il Dipartimento di Prevenzione, ci sarebbero la misurazione della febbre e la valutazione della presenza di sintomi respiratori, “scabbia o pidocchi”. I turni di lavoro andranno dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 14 e, in regime di reperibilità con una cadenza bisettimanale, anche il sabato e la domenica. Negli altri orari, il lavoro dovrebbe consistere nel valutare lo stato di salute dei minori ospitati nelle strutture di accoglienza per migranti a Trieste. Al momento le operazioni vengono svolte anche dal personale del 118 che opera nella struttura di Fernetti ogni qualvolta si renda necessaria la loro presenza. Il pressing per disporre di medici arriverebbe direttamente dalla Prefettura su indicazione del Ministero dell’Interno, anche se la stessa dottoressa Maggiore ha riferito di non avere elementi per poter rispondere alla domanda. 

Il dibattito sulle riammissioni

Al di là dei dettagli, la notizia della ricerca di personale amplia il dibattito sulla gestione del fenomeno migratorio, soprattutto per l’atmosfera che si respira a ridosso del confine e nei rapporti bilaterali tra Italia e Slovenia. Certificando le buone condizioni di salute dei migranti (ai quali però in tali occasioni non viene fatto il tampone, come confermato da più addetti ai lavori, nonché dai sindacati di polizia ndr) si otterrebbe la possibilità di riammettere in Slovenia le persone provenienti dai Balcani. Lo stesso governo di Lubiana poi, secondo numerosi report pubblicati e diffusi dalle organizzazioni umanitarie che si occupano di accoglienza, riammetterebbe i migranti in Croazia e che, a sua volta, li rimanderebbe in Bosnia.

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Il flusso continua

Un vero e proprio vortice “denunciato” più volte anche dallo stesso presidente dell’Ics, Gianfranco Schiavone e, più in generale, dalle associazioni che si prendono cura dei rifugiati. Secondo loro, il fenomeno delle riammissioni (indicate come dei veri e propri “respingimenti” ndr) rappresenterebbe una chiara violazione dei diritti umani. Proprio tra ieri 28 luglio ed oggi, le autorità italiane hanno riammesso in Slovenia un migrante. Tra ricerca di personale medico, invio di militari al confine con la Slovenia e sindacati di polizia che continuano a chiedere a gran voce i tanto attesi protocolli sanitari, il flusso della Rotta balcanica verso l'Italia non sembra essere destinato a fermarsi. 

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