Cronaca

Soccorso alpino: raddoppiati nel 2020 gli interventi a Trieste

Pare che quest'anno i cittadini si siano rifugiati nella natura in una sorta di fuga dalle restrizioni 'anti Covid'. Il Cnsas sensibilizza la popolazione a non affrontare sentieri oltre le proprie possibilità e ad affidarsi agli esperti, consultanto i bollettini valanghe e meteo

Un intervento in Val Rosandra (Foto di repertorio)

Gli interventi del Soccorso alpino e speleologico a Trieste sono raddoppiati quest'anno rispetto alla media annuale, nonostante i due mesi di lockdown in primavera. Questo emerge dal bilancio 2020 del Cnsas, illustrato questa mattina in videoconferenza dal presidente Sergio Buricelli insieme alla Vicepresidente Cristina Barbarino, il delegato regionale Sandro Miorini e il vice delegato al soccorso speleologico Paolo Manca.

Un aumento riscontrabile in tutto il territorio regionale, dove quest'anno si sono verificati oltre 400 interventi in soccorso di escursionisti più o meno improvvisati dopo il lockdown di marzo e aprile, periodo in cui gli operatori del Cnsas hanno comunque messo a disposizione la loro professionalità a sostegno della Protezione Civile e delle aziende sanitarie regionali per le attività legate all'emergenza pandemica.

Pare quindi che i cittadini del Fvg si siano rifugiati sulle montagne e lungo i sentieri boschivi in una sorta di fuga dalle restrizioni 'anti Covid' così evidenti e limitanti nella vita comunitaria dei centri urbani. A questo proposito il Cnsas sta cercando di sensibilizzare la popolazione a non improvvisarsi alpinisti, pianificare le gite affidandosi a esperti e consultare sempre i bollettini valanghe e le previsioni meteo. 

Gli escursionisti rappresentano la maggior parte delle persone soccorse, seguita dall'alpinismo classico (arrampicata sportiva, alpinismo e ferrate), segue poi lo sci, le e-bike e le mountain bike (in aumento, poiché le bici elettriche attraggono cicloturisti meno esperti) e sport minori ma sempre in crescita come il canyoning e il volo libero. 

Il delegato speleo Paolo Manca ha poi fatto il punto su Trieste e provincia, dove si è verificato il 12% delle operazioni effettuate in tutto il Fvg. Notevole l'aumento di interventi: in tutto 60 (contro i 40 anno dell'anno scorso e i 30 del 2018), concentrati dal 3 maggio in poi, con picchi da 7-8 al mese. Per quanto riguarda le casistiche si è registrato un aumento delle attività di mountain bike, e in generale dalle attività outdoor. Tra i siti più interessati la Val Rosandra, un richiamo per tutti, triestini e non, anche per gli appassionati di arrampicata. Diversi nel periodo estivo anche gli interventi in zone di accesso al mare lungo sentieri impervi con corde fisse, principalmente n prossimità della Costa dei Barbari, dove gli operatori sono intervenuti per soccorrere persone cadute, anche con fratture importanti.

Miorini ha poi ricordato l'intervento più complesso dell'anno nel territorio triestino: “Un mese fa un escursionista sul sentiero Rose d'inverno in val Rosandra ha fatto un errore di manovra ed è caduto per dieci metri. Una situazione grave, da codice rosso, ma la persona era cosciente anche se politraumatizzata. Abbiamo attivato il 118 da Campoformido e siamo intervenuti anche noi con la squadra a terra. Un intervento estremamente complicato ma che si è concluso nel migliore dei modi”.

La delegazione speleologica del Fvg, è stato ricordato, è eccellenza a livello nazionale per tecniche e attività. “Nella nostra regione – ha spiegato Manca -, il fenomeno carsico interessa il 40% del territorio regionale, che conta circa 8000 grotte. Nella zona del Canin abbiamo il complesso carsico più lungo d'italia, che raggiunge i 90 chilometri con grotte profonde oltre i 1000 metri le cui esplorazioni possono durare fino a 12 ore dall'ingresso. Per questo i soccorritori devono essere tecnicamente allenati. Quest'anno non ci sono stati interventi speleologici in senso stretto, nessun incidente in grotta ma la delegazione speleologica è stata coinvolta in 3 interventi di soccorso e ricerca”. 

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