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Lunedì, 27 Giugno 2022
Lavoro

In Fvg cresce l'occupazione ma a Trieste cala: l'allarme della Cisl

La fotografia scattata dal Dipartimento Industria della Cisl regionale: "Urge ampliare la cassa integrazione". Pizzo: “Caro energia e soprattutto materie prime difficili da reperire peseranno sull’economia del Fvg, se non sapremo sfruttare meglio le filiere”

"Se in Fvg si registrano livelli di occupazione record, a Trieste il numero di occupati che è sceso di un migliaio di unità, con un tasso di disoccupazione salito dal 4,4% al 5,6% tra il 2020 e il 2021, in controtendenza rispetto agli altri territori". Lo dichiara il segretario della Cisl, Cristiano Pizzo, responsabile del Dipartimento Industria del Sindacato. La Cisl Fvg si dichiara preoccupata da un futuro non troppo lontano, in cui peserà sempre di più il caro energia, ma soprattutto la carenza delle materie prime.

“Se guardiamo ai dati relativi all’occupazione è evidente il generale trend di crescita del Friuli Venezia Giulia, anche se, in questo quadro più che positivo, emergono già dei motivi di preoccupazione, come, ad esempio, l’elevato tasso di disoccupazione che continua a caratterizzare la componente femminile, e che si assesta sul 7,5%, ma che in territori come Gorizia e Udine arriva anche all’8,5% e 9%". 

Preoccupano, in particolare, "le conseguenze non solo della guerra in Ucraina, ma soprattutto della pandemia, che di fatto ha, e continua a condizionare, le forniture soprattutto della componentistica e delle schede elettroniche indispensabili all’industria locale e ad alcune filiere strategiche come quelle dell’elettrodomestico e dell’automotive e dei terzisti collegati come, ad esempio, le serigrafie. Basti pensare alle quattrocento navi ancora bloccate a Shangai per il Covid e che quando ripartiranno per l’Europa andranno ad intasare i porti con ulteriori ritardi delle consegne”. 

La fotografia che il Dipartimento Industria della Cisl FVG sta scattando in questi giorni, all’interno delle aziende, vede coinvolto il settore della metalmeccanica con almeno 26 grandi e medie aziende del Fvg coinvolte in situazioni di crisi, prevalentemente legate alla mancanza/calo di commesse e alla carenza delle materie prime. Su un totale di 7.137 addetti totali delle 26 aziende considerate, ben 3.758 sono direttamente interessati da percorsi di ammortizzatore sociale, in massima parte cassa integrazione ordinaria, o almeno da ferie forzate. 

“Resta, poi, il fatto – aggiunge Pizzo – che per molte di queste aziende gli ammortizzatori sociali andranno in esaurimento con i mesi di giugno e luglio e, nella massima parte dei casi, entro la fine dell’anno, lasciando moltissimi lavoratori scoperti, se non si troveranno soluzioni riparatorie”. In quest’ottica – conclude il comunicato della Cisl Fvg – sarà indispensabile intervenire su alcuni strumenti già esistenti, partendo dagli stessi ammortizzatori sociali. “Per fare un esempio – propone il segretario cislino – il caro energia, differentemente dalla mancanza di materie prime, non rientra nei criteri individuati dal Decreto del 2016 sulla concessione della cigo: per questo chiediamo di ripristinare temporaneamente, almeno fino al 30 giugno, una misura simile alla cassa Covid, ovvero un certo numero di settimane al di fuori del computo complessivo e senza indicare la causale". 

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