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Bandiere jugoslave in corteo, CGIL: «Ipocrita la reazione del centro destra»

Lo rilevano in una nota Franco Belci, segretario generale Cgil FVG e Adriano Sincovich, segretario generale Cgil Trieste: «Vorremmo che il centro destra dimostrasse altrettanto zelo in occasione delle manifestazioni filo nazista»

«Mentre una parte della città guarda avanti, si occupa di progettare la Trieste del futuro, un’altra rimane irrimediabilmente con lo sguardo rivolto alle spalle. E’ davvero incredibile che una manifestazione del Primo Maggio, in un momento così difficile per i giovani senza lavoro, per gli anziani, per le donne spesso sottopagate, per i precari, rischi di venir ricordata solo per l’esposizione di una bandiera della ex Jugoslavia. Non è la prima volta che accade: in passato non ha suscitato altrettanto clamore e già allora la Cgil ne prese le distanze, ritenendo quella scelta inutilmente provocatoria. Giudizio che conferma oggi». Lo rilevano in una nota  Franco Belci, segretario generale Cgil FVG e Adriano Sincovich, segretario generale Cgil Trieste

«Il corteo del Primo Maggio - continua la nota -  non ha nulla a che vedere con la cosiddetta "liberazione" di Trieste, sulla quale si è da tempo innescata una discussione legata alla cronologia più che alla storia. Quella del 1°maggio 1945 per la gran parte dei triestini non è stata tale e la Cgil ne è pienamente consapevole. Ognuno è libero di coltivare le proprie memorie, non ha importanza da quale parte stiano. franco belci facebook-2Ma ognuno ha anche il dovere di rispettare le sofferenze degli altri. E una bandiera di uno Stato che non esiste più, frammentata in tante altre spesso contrapposte, agitata a ricordare fratture dolorose del passato in una Festa che unisce, dovrebbe trovarsi fuori dal corteo, dove ognuno può fare quello che vuole assumendosene le responsabilità politiche e personal»i.

«Troviamo - spiegano - , allo stesso tempo, ipocrita la reazione del centro destra, UGL compresa, che cerca di farne ricadere le responsabilità anche sulla Cgil. Non abbiamo nulla a che fare con le persone che quella bandiera hanno esposto e non ci si può chiedere un intervento, che avrebbe inevitabilmente creato un parapiglia in un corteo pacifico di 5000 persone nel quale compaiono spesso vessilli stravaganti. Vorremmo che il centro destra dimostrasse altrettanto zelo in occasione delle manifestazioni di segno dichiaratamente filo nazista, come la commemorazione di Hitler a Varese il 18 aprile, o quando Salvini incita a sparare sui barconi dei profughi, minaccia di spianare i campi Rom con le ruspe, i leghisti veneti chiedono di armare il popolo per difendersi dal “pericolo immigrati” e a Cividale si evoca la guerra».

«Come ha ricordato - concludono i due - il sindaco alla Risiera, è l’intolleranza che ha portato al fascismo e al nazismo, non viceversa. In quanto alla querelle sulla vera liberazione, sarebbe ora di finirla. La Cgil è sempre stata ufficialmente presente a una sola celebrazione della Liberazione: quella di tutti, italiani, sloveni, croati, ebrei, cattolici, greco ortodossi, del 25 aprile in Risiera. Poi, ognuno è libero di partecipare ad altre cerimonie, coltivare la propria memoria e ricordare i propri morti esercitando sommessamente la “pietas” nei luoghi nei quali quella memoria può esprimersi. La polemica fa comodo a chi vuole continuare a fomentare divisioni, che stia da una parte o dall'altra. Fuori dalla storia e, speriamo, presto fuori anche dalla cronaca».

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