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Edilizia, Lauri (Sel): «La crisi sta finendo, tempo di nuove regole»

Dopo otto anni dal 2009 la scusa della crisi economica che aveva giustificato il Piano Casa di Berlusconi e Tondo ormai non regge più»

«La crisi economica sta finalmente finendo e anche in edilizia bisogna cominciare a uscire dalla logica dell'emergenza, ripristinando un quadro certo di regole edilizie, urbanistiche e paesaggistiche: un conto è mettere tutte le istanze già in iter nelle stesse condizioni di partenza in modo da non penalizzare chi ha fatto domanda in un Comune che istruisce le pratiche in modo più lento rispetto ad altri, un altro sarebbe stato riaprire sostanzialmente i termini per presentare nuove istanze in deroga alle norme esistenti. Dopo otto anni dal 2009 questo finalmente possiamo evitarcelo perché la scusa della crisi economica che aveva giustificato il Piano Casa di Berlusconi e Tondo ormai non regge più». Lo ha dichiarato Giulio Lauri, consigliere regionale di Sel-FVG, commentando l'approvazione da parte dell'Aula di un proprio emendamento che ha sostituito interamente la norma di modifica della lettera e) del comma 2 del Codice dell'edilizia (LR 19/2009).

Nella versione presentata inizialmente si sarebbe aperta - infatti - una finestra temporale che avrebbe consentito a chiunque di presentare nuove istanze per ampliamenti, anche consistenti in deroga a norme urbanistiche, edilizie e paesaggistiche, giustificati dalla crisi economica scoppiata nel 2008, mentre con l'approvazione dell'emendamento quella finestra è stata chiusa. «La bellezza del nostro territorio e lo sviluppo ordinato e armonioso del nostro costruito sono risorse non problemi - ha concluso Lauri - uscire dalla crisi significa anche riconvertire il nostro settore edilizio puntando sul recupero e sull'efficientamento energetico, investendo contemporaneamente non tanto sulla quantità, ma sulla qualità del patrimonio edilizio e architettonico. Viviamo in una regione bellissima e dobbiamo evitare di rovinarla aggiungendo cemento qua e là senza criterio, altrimenti rischiamo di fare, vent'anni dopo, gli stessi errori che ha fatto il Veneto; errori però di cui ora lo stesso Veneto si pente, decidendo di tornare indietro».

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