Salute, Novelli (FI): «Pazienti affetti da immunodeficienza primitiva lasciati senza medico»

«Trattamento inaccettabile degli oltre 80 pazienti in cura»

Roberto Novelli

«Dopo la partenza dello specialista, dottor Marco De Carli, i pazienti affetti da immunodeficienza primitiva e curati all'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine sono stati lasciati a loro stessi, senza alcun tipo di risposta né sul futuro della loro terapia, né su dove possono continuare a curarsi. Un trattamento inaccettabile, anche perché stiamo parlando di persone che stanno male a cui non si può sbattere la porta in faccia in questo modo».
Ad intervenire sul trasferimento dell'unico medico immunologo presente in FVG presso la Seconda clinica medica dell'ospedale di Udine è il consigliere regionale di Forza Italia Roberto Novelli.

«In Italia le strutture che si occupano specificamente di immunodeficienza primitiva - rileva Novelli - sono solo sette: Padova, Verona, Firenze, Roma, Napoli, Bari e Udine. Fino al 1° aprile la struttura di Udine, che gestiva oltre 80 pazienti che hanno bisogno di terapie continuate e continuative, visto che si tratta di patologie che compromettono i meccanismi di difesa del nostro corpo, funzionava grazie alla presenza dello specialista, dott. Marco De Carli, e ad un altro medico che si occupa di allergologia e che, fra poco, andrà in pensione».
«Ora dal 1° aprile il dott. De Carli si è trasferito in Veneto, dove ha vinto un concorso, e la struttura è rimasta così sprovvista di specialisti. Qual è stata la risposta dell'Amministrazione regionale agli oltre 80 pazienti in cura? Che sono stati presi contatti con il Centro di Padova per assicurare la prosecuzione delle terapie. In altre parole si sollecitano i pazienti a fare viaggi della speranza (che peraltro non tutti possono permettersi sia per questioni di salute che economiche o di organizzazione) per andare a curarsi in Veneto».

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«Mi pare - prosegue l'esponente di Forza Italia - che la Regione e l'ASUI di Udine abbiano un po' sottovalutato la questione dei malati di immunodeficienza primitiva, basti pensare che l'Austria, che fino a qualche anno fa non aveva nessun medico che seguisse questo tipo di patologia, ne ha importato uno dall'Olanda per strutturare percorsi di cura specifici. Il Fvg, invece, ne aveva uno e lo ha messo nelle condizioni ambientali e lavorative, di trasferirsi all'ospedale di Feltre».
«Forse la Regione non ha ben colto che, purtroppo, quello dell'IDP è un settore che sta emergendo sempre di più negli ultimi anni e per ogni paziente che viene diagnosticato ce ne sono almeno 2 che non lo sono. Fare una diagnosi in ritardo vuol
dire generalmente trovarsi di fronte a persone che hanno sviluppato complicanze difficili da recuperare e anche un aumento dei costi sanitari».
«È necessario - conclude Novelli - che la Giunta trovi una soluzione concreta per questi pazienti, anche perché è evidente che il Veneto non manderà gli specialisti in FVG e anche qualora lo facesse, l'IDP non può certo essere curata part time».

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