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Lavoro, Tondo e Sibau (Ar): «Panariti inesistente, Serracchiani latitante»

«Zero risposte reali. Norme vuote, cosa ne pensa Bolzonello?»

Renzo Tondo e Giuseppe Sibau, capogruppo e consigliere regionale di Autonomia Responsabile, attaccano l'operato della presidente Serracchiani e dell'assessore regionale Panariti in tema di lavoro, che «doveva essere la priorità della legislatura. È stato, nei fatti, il grande assente. L’assessore Panariti è inesistente, la presidente Serracchiani latitante. Il disegno di legge “norme in materia di formazione e orientamento nell’ambito dell’apprendimento permanente” è l’ultimo capolavoro di questa giunta: un testo che dovrebbe regolamentare la formazione in cui non compare mai il termine impresa».

«È l’apoteosi dell’astrattezza - dichiarano gli esponenti di Ar - un trionfo di allusioni alla burocrazia, che non ha alcun contatto con il mondo reale. Chiediamo il ritiro della norma e una successiva, profonda, rivisitazione. Sorprende il silenzio del vicepresidente Bolzonello: cosa pensa di questo testo?». Questo, il duro giudizio formulato nel corso della conferenza stampa tenutasi oggi in Consiglio regionale in piazza Oberdan a Trieste.

Tondo ha ricordato che «in campagna elettorale, nel 2013, Serracchiani aveva messo lavoro e occupazione al centro della sua agenda politica. Quattro anni dopo le sue promesse sono state incenerite dall’inerzia e le leggi approvate sono insignificanti. Il Pd, sui temi reali, è velleitario: non basta imparare a memoria una normativa europea, servono leggi che possano trovare immediata applicazione. L’assessore regionale Panariti ha fronteggiato una situazione molto complessa, e nessuno intende speculare sulla crisi. Ma in tempi di emergenza, servono misure straordinarie, non ci si può limitare a piccoli interventi di facciata».

«La giunta regionale - continua Tondo - si è già spaccata sui voucher: Bolzonello fu subito critico con il governo centrale mentre Serracchiani e Panariti furono molto più accomodanti. Bolzonello condivide la linea Panariti? L’ultimo ddl lo soddisfa? Intende pronunciarsi, e raccogliere il nostro appello a rifare la legge? Vogliamo fare un testo che abbia un senso, anziché continuare a produrre scatole vuote?».

Sibau ha infine rilevato che «la giunta considera il Pipol il vero fiore all’occhiello di questa legislatura. Evidentemente si è appassito molto in fretta. Il Pipol è sistematicamente soffocato dalle estenuanti lungaggini burocratiche: un’azienda che cerca di assumere una persona con questo strumento, si scontra violentemente con i tempi della pubblica amministrazione, con il risultato di spendere soldi senza ricevere alcun beneficio in tempi ragionevoli. Ci sono situazioni puntuali agghiaccianti: le piccole imprese non possono buttare 800 o mille euro per produrre carteggi che si incagliano nella palude degli uffici regionali. Questo disegno di legge complica la vita a giovani e imprese, anziché semplificarla».

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