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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Il caso di via Verrocchio

Retroscena, possibili depistaggi e testimonianze: continuano le indagini sul caso di via Verrocchio

Spunta una data in cui Liliana, secondo l'amico di vecchia data che l'aspettava dall'altra parte della città, avrebbe voluto comunicare al marito la fine della loro relazione. La Squadra Mobile lavora al caso

Liliana avrebbe dovuto dire a Sebastiano che il loro matrimonio era finito. La data scelta per comunicarglielo sarebbe stata il 16 dicembre, dopo che dalla fine di agosto lei e l’amico di vecchia data avevano iniziato a rifrequentarsi, ben 41 anni dopo essersi conosciuti. Ad affermare ciò è proprio lui (che ha chiesto l’anonimato, ma che da qui in poi chiameremo per comodità Filippo) raggiunto telefonicamente da TriestePrima nel primo pomeriggio di oggi 31 dicembre. Il giorno della scomparsa Filippo attendeva la sessantatreenne triestina a casa sua, nel rione di Santa Maria Maddalena Inferiore, vicino a quel cimitero dove si erano incontrati di nuovo dopo tanto tempo.

Il tema del ritardo

“Era da ottobre che avevamo iniziato a parlare di questo” afferma l’amico che sostiene come “Liliana non voleva affrettare i tempi ma il fine settimana del 19 dicembre avremmo dovuto passarlo assieme”. La vicenda non deve stupire, visto che, nonostante alcuni ritardi nell'indagine, questi sono elementi già a conoscenza della Squadra Mobile della questura giuliana (che conduce l’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Maddalena Chergia, titolare del fascicolo aperto dalla Procura per fare luce sui fatti). Infatti, al netto della relazione tra Liliana, il marito e l’amico di vecchia data, uno dei temi che servono a comprendere cosa sta accadendo è proprio il ritardo. Vediamo perché. La segnalazione di scomparsa avviene solo la sera tardi (circa alle 22), con una coppia di amici che convince Sebastiano a recarsi in questura e a procedere con la denuncia. Le ricerche si muovono con ritardo anche perché inizialmente si sarebbe pensato all’allontanamento volontario, ipotesi che non convince gli amici Filippo e Fulvio Covalero (qui la sua testimonianza).

Il giorno dopo

Il giorno dopo Filippo va in questura a deporre e a raccontare ciò che sa. Il primo post pubblicato su Facebook giunge appena il 16 dicembre per mano di Marina Pianella, amica di Sebastiano che contattata dall’autore dell’articolo nella mattinata di oggi 31 dicembre (dopo che la redazione aveva già provato a mettersi in contatto più di una settimana fa), ha espresso la volontà di restarne fuori. “Parlate con Sebastiano” ha detto. Al di là poi della riluttanza a parlare, quel post inizia a rimbalzare sul web senza però raggiungere seriamente alcun organo di informazione.

Le prime notizie

Il primo articolo giornalistico che compare è quello del 21 dicembre, giorno in cui TriestePrima pubblica la notizia della scomparsa e l’intervista con il marito Sebastiano, realizzata da Stefano Pribetti. Il 18 dicembre è invece il giorno in cui, secondo l’amico di vecchia data, viene ritrovata la borsetta, dentro ad un armadio della camera di letto. “Lì ho perso le speranze” sostiene Filippo. In aggiunta a questo va ricordato che il 15 dicembre è entrato in vigore il decreto che obbliga le forze dell’ordine a vaccinarsi contro il Covid e su scala provinciale, secondo i sindacati di polizia, in quei giorni i duri e puri su scala provinciale sono pari a circa una quarantina, forse meno, di effettivi. È possibile che anche in questura abbiano dovuto togliere alcuni servizi e che, data l’ipotesi di allontanamento volontario, vi sia stata una generale sottovalutazione del caso? Non lo sappiamo, ma i dubbi sulla gestione provengono anche dall'interno di via del Teatro romano. 

Deduzioni e testimonianze

Tornando al ritrovamento della borsetta nell’armadio della camera da letto, al suo interno c’è il portafogli di Liliana. “È uscita a gettare l’umido” deduce Sebastiano fin dal primo momento, visto che sostiene di essere uscito prima di lei, quel giorno. È una deduzione perché Sebastiano dice di essere uscito verso le 8 e di essere tornato verso l’ora di pranzo. Un’altra uscita nel pomeriggio e qualche ora dopo un nuovo rientro in via Verrocchio. All’inizio Sebastiano racconta del giro in bici per “provare una GoPro nuova”. Sarà appena il 28 dicembre, quindi due settimane dopo, ad emergere la storia dell’attività parallela come affilatore di coltelli e “l’impegno un po’ privato” che il settantaquattrenne ex fotoreporter aveva in agenda quella mattina. “Dovevo fare cinque consegne tracuochi e pescherie”. Alcuni di questi – non siamo a conoscenza del numero esatto – devono ancora essere sentiti dagli investigatori.

Il lavoro di indagine

Ultimo ma non ultimo, il caso dei cellulari: la Squadra Mobile acquisisce i due telefoni di Liliana appena il 23 dicembre, assieme all’estratto conto rinvenuto in un cassetto del comodino, il giorno dopo la messa in onda del servizio di Chi l'ha visto. Sono passati nove giorni dalla sua scomparsa. Nella lista di chi potrebbe essere a conoscenza di informazioni utili per ricostruire la vicenda ci sarebbe anche una persona che abita a Comeglians, in Carnia, amico della coppia (notizia da confermare). Sulle indagini rimane il massimo riserbo ma permangono molti dubbi e perplessità, sia sulla cronologia degli eventi che sulla reale veridicità di alcune testimonianze. Proprio il passare dei giorni offusca sempre di più la possibile ricostruzione, nonché le ipotesi: è allontanamento volontario, suicidio oppure a Liliana è stato fatto del male?

Qual è la direzione?

“Voglio sapere che fine ha fatto Lilly” dice l’amico Fulvio Covalero. A scanso di retroscena investigativi – tra le altre cose la Squadra Mobile, dopo la partenza di Giovanni Cuciti a Milano vedrà avvicendarsi anche Antonio Sfameni, diretto a Catania, mentre al suo posto arriverà Alessandro Albini da Lecce – c’è una sensazione di grande ritardo nelle indagini. “Ognuno di noi o qualcuno dei nostri cari potrebbe essere il prossimo estratto a sorte in questa tragica lotteria – scrive Covalero sul suo profilo Facebook -, prendere coscienza di questo dovrebbe smuovere coloro che ancora oggi, pavidi, rimangono tremanti nell'ombra per non subire il fastidio di essere ascoltati da chi sta cercando di scoprire la verità”. 

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