Fiume di droga dall'Olanda all'Italia: decapitata banda di narcos con basi in Fvg

La Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste ha messo a segno un duro colpo nei confronti del narcotraffico internazionale gestito da un'organizzazione ai cui vertici sedevano giovani albanesi. Diciannove gli arrestati in Italia, due a Trieste. Quattro arresti in Veneto

Sudamerica-Rotterdam-Friuli Venezia Giulia. E' questa la triangolazione dell'organizzazione criminale albanese che dal 2017 al 2020 ha inondato l'Italia centrosettentrionale con fiumi di cocaina ed eroina che sono stati "prosciugati" da Eat Enjoy, indagine condotta dalla Squadra Mobile di Trieste e Udine e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo giuliano, e che ha portato all'arresto di una ventina di narcotrafficanti tra il nostro Paese e l'Olanda. 

Centinaia di chili dall'Olanda all'Italia

Nel periodo interessato dalle indagini, la rete di narcos ha riversato nella nostra regione, in Veneto, in Liguria e in Toscana un "giro" tra i 750 e gli 800 chilogrammi di sostanze stupefacenti, attività che avrebbe fruttato un volume d'affari, quasi sempre reinvestito nel traffico di droga, di poco inferiore ad una decina di milioni di euro. Ventuno dei 26 indagati sono stati raggiunti dall'ordinanza di custodia cautelare in carcere (13) e agli arresti domiciliari emessa dal Gip Massimo Tomassini su richiesta del Pm della Dda Massimo De Bortoli, mentre cinque componenti della "banda" sarebbero ancora a piede libero. 

Ecco come veniva smerciata la cocaina: guarda il video

L'operazione e le accuse

Le persone sono accusate a vario titolo di associazione per delinquere e detenzione a fini di spaccio di droga. All'operazione scattata alle prime luci dell'alba di oggi 11 giugno hanno partecipato, coordinate dal Servizio Centrale Operativo e dell'Antidroga del Ministero dell'Interno, anche le Squadra Mobili di Perugia, Genova, Gorizia, Imperia, Grosseto, Pordenone, Savona, Lucca, Vicenza e Treviso. Perqusizioni sono scattate anche a Milano, Brescia e Piacenza e sono stati registrati alcuni viaggi fatti fino in Puglia. Per quanto riguarda gli arresti compiuti nei Paesi Bassi, si è reso necessario il coinvolgimento dell'Interpol per "beccare" due persone con ruoli apicali nell'organizzazione. 

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Il modus operandi: si entra da nord 

La cocaina veniva sbarcata a Rotterdam presumibilmente in ambito portuale perché proveniente, con ogni probabilità, dai Paesi del Sudamerica dove viene prodotta. La motivazione alla base dell'ipotesi è da ricercarsi nella purezza dello stupefacente, che arrivava a punte anche del 90 per cento. Da qui veniva stipata nei doppi fondi di alcune autovetture che attraversavano la Germania ed entravano prima in territorio austriaco e poi in quello italiano attraverso i valichi del Brennero e di Tarvisio. 

I corrieri: da Duino a Perugia, da Latisana a Imperia 

Dal Friuli Venezia Giulia poi la droga partiva per le altre "piazze di spaccio", con un coinvolgimento particolare della riviera ligure e della Toscana. I corrieri infatti vivevano tra Trieste e il territorio del comune di Latisana. Entrambi italiani (un 40enne di origini campane ed un 62enne friulano) consegnavano la merce "presso i vari referenti territoriali" che spacciavano lo stupefacente nelle altre regioni. Tranne due italiani, tutte le cellule operanti sul nostro territorio erano di nazionalità albanese. I corrieri residenti in Friuli Venezia Giulia però gestivano "autonome reti di spaccio" a favore di "clienti fidati" residenti tra Trieste, Vicenza, Treviso e Pordenone. A Trieste veniva smerciata "prevalentemente cocaina". 

Galeotto fu un carico di 14 chili di cocaina

Potrebbe essere stata proprio questa particolare autonomia a tradire il corriere di origine campane residente in un primo momento a Duino Aurisina, a pochi chilometri da Trieste, e poi trasferitosi con la moglie di origini albanese nel Monfalconese. Alla fine del 2017 viene infatti accusato dai capi dell'organizzazione di "essersi appropriato di un carico di 14 chilogrammi di cocaina". Viene trattenuto a Rotterdam ed "interrogato con metodi brutali". Vogliono sapere dov'è finito il carico di cocaina e soprattutto, dove sono spariti i soldi.

Spaccio con la figlia di quattro anni in macchina

Nell'occasione i famigliari di origine albanese corrono in suo soccorso e restituiscono centinaia di migliaia di euro alla banda capeggiata dal trentaseienne K.A. (queste le iniziali ndr). Uno dei famigliari però convince il campano a denunciare il tutto alle forze dell'ordine. E' la Questura di Udine quindi a ricevere la testimonianza del corriere che, per paura di possibili ritorsioni, si affida alla Polizia autoaccusandosi e sparendo dal "giro". Inoltre, finisce per essere estromesso dalla moglie dal giro di spaccio che lei stessa ha continuato a condurre personalmente. Talvolta, per consegnare la cocaina a "fidati clienti tra Trieste e Duino" sfruttava la figlia di quattro anni per sviare la possibile attenzione delle forze dell'ordine. 

Esce il campano ed entra un friulano

I mille euro a viaggio come "percentuale" fanno gola a molti ed ecco che quindi si fa avanti un uomo di 62 anni di Latisana. E' nell'aprile del 2018 che il "neo acquisto" effettua numerosi viaggi dall'Italia all'Olanda e viceversa. Sulla fiancata della macchina applica un pannello pubblicitario con l'insegna "Eat Enjoy", dice di trasportare "prodotti tipici italiani" e possiede una divisa da cuoco per aggirare il sospetto delle forze dell'ordine in caso di controlli. "In tale contesto - si legge nella nota della Questura di Trieste - dalle investigazioni svolte è emerso come in più circostanze, dall’aprile al luglio del 2018, abbia introdotto in Italia e recapitato ai vari destinatari circa 32 chili di cocaina, a fronte di una somma complessiva di mezzo milione di euro consegnata ai vertici dell’organizzazione". 

Il giro nelle altre regioni

Nelle altre regioni la droga arrivava ciclicamente. Le forze dell'ordine sono state in grado di documentare consegne a Foligno, Perugia, Marina di Grosseto, Toirano (provincia di Savona), Genova, nel territorio delle province di Vicenza e Treviso e in località Arma di Taggia, in provincia di Imperia. La Liguria infatti risulta essere una delle aree con il maggior flusso di cocaina riferito all'organizzazione albanese. Il 16 luglio 2018 vengono sequestrati cinque chili di cocaina purissima destinate al mercato locale - ma nello stesso periodo e sempre in Riviera di Ponente erano stati registrati ulteriori tre viaggi da parte del friulano. 

Salta fuori una pistola

Qui però anche il sessantaduenne incontra qualche "grana", tanto che in un viaggio successivo al sequestro (fatto probabilmente per chiarire la situazione con il referente di origini calabresi operante ad Arma di Taggia), viene fermato in autostrada mentre è a bordo della sua automobile. Seduti con lui ci sono anche due "fidati complici", uno dei quali viene arrestato perché, chissà con quali intenzioni, si era portato dietro una pistola. Tutti i quattro soggetti arrestati in Veneto (tre a Treviso, uno a Romano d'Ezzelino) sono stati fermati per detenzione a fini di spaccio (ma non con l'accusa di far parte dell'organizzazione criminale). Tutti italiani, erano in contatto con il corriere di Latisana per acquistare le partite di droga e poi rivenderle sul territorio. Nel mirino dell'indagine è finita anche la moglie del friulano sessantaduenne, che è stata messa agli arresti domiciliari. A Trieste sono state arrestate e messe ai domicliari due persone sulla sessantina (M.R. e F.P.S. le iniziali ndr). 

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La ramificazione

In conclusione, secondo le indagini la rete di spaccio internazionale potrebbe essere attiva (con la presenza di altre cellule) anche in Germania e Francia. Se l'arrivo della cocaina è da registrarsi con ogni probabilità dall'America Latina, per quanto riguarda invece l'eroina è possibile che la merce fosse stata prodotta in Asia e in particolar modo in Afghanistan.  

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