Arvedi "gela" gli operai: lavoro solo fuori Trieste se non passa l'accordo

Colpo di scena da parte di Siderurgica Triestina dopo che il fronte dei no interno ai lavoratori ha destabilizzato l'ambiente. "Non vi sarebbe infatti accordo di programma ed il conseguente piano di riconversione non avrebbe luogo"

E' una doccia gelata quasi per tutti quella che emerge dalla nota stampa diramata dal Gruppo Arvedi oggi pomeriggio poco dopo la fine dell'assemblea dei lavoratori di Siderurgica Triestina. Il gruppo infatti fa sapere che in caso in cui le preferenze del referendum interno si esprimessero per il no, "l’area a caldo chiuderebbe nei tempi previsti" vale a dire entro il mese di febbraio "ed i lavoratori avrebbero come unica tutela la riassunzione presso altre aziende del Gruppo Arvedi".

La Ferriera si spacca sull'accordo

Secondo l'ufficio stampa del gruppo che ha diramato la nota, in quel caso "non vi sarebbe infatti accordo di programma ed il conseguente piano di riconversione non avrebbe luogo". Un cambio di marcia improvviso da parte dell'azienda, che si sovrappone al "tira e molla" della Regione già menzionato dalle sigle sindacali a favore del sì. 

"Nel mese di luglio 2019, la Regione FVG ha comunicato ufficialmente all’azienda la volontà di chiudere l’area a caldo - scrive Arvedi -. A fronte di tale decisione, l’azienda ha comunicato alle istituzioni locali e nazionali che la produzione sarebbe terminata entro febbraio 2020". Qui Arvedi fa leva sul "minimizzare i rischi per la sicurezza dei lavoratori" tirando in ballo il Mise che, con il ministro triestino Stefano Patuanelli "ha prodigato i necessari sforzi per arrivare alla chiusura dell’Accordo di programma entro il 31 dicembre 2019". 

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La lettera del fronte del sì alle istituzioni

Secondo il gruppo industriale, la convocazione per la definizione degli ultimi punti e la firma dell'Accordo, di cui quello sindacale "ne è parte integrante" dovrebbe essere questione di "ore". Insomma, la partita sembra complicarsi ulteriormente. 

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