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Lunedì, 29 Novembre 2021
Politica

Sanità: ascoltato tavolo degli 8 "saggi" su modello di governo

Tra i problemi evidenziati dagli esperti: carenza di percorsi di formazione, inadeguatezza persistente del sistema informatico, normative disattese, offerta territoriale incoerente rispetto ai flussi di utenza

L'assessore alla Salute, Riccardo Riccardi, lo aveva già detto a luglio e lo ha ribadito davanti alla III Commissione consiliare presieduta da Ivo Moras (Lega): «L'intenzione è arrivare in tempi stretti, attraverso un lavoro affidato a dei "saggi" della materia, a una proposta di riformulazione del modello di governo (governance) della sanità regionale». Il mandato - come ha sottolineato Gianpiero Fasola ai consiglieri - consisteva nel produrre una prima ipotesi di innovazione dell'assetto istituzionale e organizzativo del Servizio sanitario regionale entro il 30 settembre 2018, e così ha fatto il tavolo degli esperti.

Gli esperti

Tavolo presieduto dal direttore regionale Salute, Gianni Cortiula, e formato, oltre che da Fasola (direttore del dipartimento di Oncologia dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Udine), da Lionello Barbina (ex direttore generale dell'Agenzia regionale della sanità), Silvio Brusaferro (direttore del Dipartimento di area medica dell'università di Udine), Piero Cappelletti (ex direttore del Centro di riferimento oncologico - Cro di Aviano), Roberta Chersevani (medico radiologo ex presidente della Federazione nazionale dell'ordine dei medici e odontoiatri), Gianfranco Sinagra (direttore del dipartimento ad attività integrata cardiotoracovascolare dell'Azienda sanitaria universitaria di Trieste), don Davide Larice (sacerdote fondatore del centro solidarietà giovani "Giovanni Micesio" di Udine) e Giorgio Ros (ex direttore centrale Salute).

"Problemi di rilevanza strategica"

I confronti avvenuti tra luglio e agosto hanno portato gli 8 esperti - ha reso noto Riccardi - a esplicitare intanto un modello di governo, che si distingue dalla pianificazione sanitaria. A loro abbiamo chiesto di fare una ricognizione dei punti di forza e di debolezza del Sistema sanitario regionale e di fornire delle ipotesi di correzione. Fasola ha così parlato di problemi di rilevanza strategica evidenziati dalla ricognizione.

Il portavoce del tavolo di esperti non ha mancato di sottolineare le difficoltà che incontra la direzione centrale Salute a reggere il proprio ruolo di fronte a complessità del sistema che ieri non c'erano, e al conseguente fabbisogno di competenze per rispondere a un interfaccia che si è evoluto. E ha poi parlato di carenza di percorsi di formazione, inadeguatezza persistente del sistema informatico, normative disattese, offerta territoriale incoerente rispetto ai flussi di utenza, mancata programmazione tra Ambiti e Distretti socioassistenziali per case di riposo e prestazioni sociali, ridefinizione delle relazioni tra ospedali e territorio e tra territorio e Ambiti, percorsi attraverso i quali il Distretto diventerebbe il caposaldo del sistema. E ha difeso la necessità che anche le Aziende ospedaliere del FVG si ingrandiscano: «la media italiana delle dimensioni demografiche delle Ass è di 650mila abitanti - ha detto Fasola -, da noi sono passate da 200mila a 240mila dopo 20 anni. Se veramente si vuole rafforzare la governance della Regione, allora bisogna chiedersi se gli strumenti in suo possesso siano adeguati: non è così - ha sostenuto - anche per vincoli normativi».

Macro-interventi

Gianpiero Fasola, parlando alla III Commissione consiliare sulla riforma della governance della Sanità regionale, ha detto anche dei macro-interventi di correzione del sistema attuale: riorganizzazione della rete ospedaliera per Area vasta attraverso il modello ospedale hub (strutture in grado di servire un bacino di utenza da 300mila a un milione e 200mila abitanti) - ospedale spoke (centri di primo livello, ospedali con bacino d'utenza compreso tra 150mila e 300mila persone); la revisione del sistema di governo del Sistema sanitario regionale; la ridefinizione delle relazioni ospedale/territorio e territorio/soggetti esterni al Ssr (Ambiti, Arpa, ecc.); definizione di percorsi attuativi del ruolo del Distretto quale caposaldo della sanità non ospedaliera e dell'integrazione sociosanitaria e sociale.

Ente intermedio

Parlando dell'ente intermedio, Fasola ha fatto l'elenco delle funzioni necessarie al sistema, oggi assenti o da potenziare, che toccano il sistema informatico e il coordinamento di quello informativo; la formazione dei manager; il consolidamento, la programmazione e il controllo degli atti aziendali; la gestione sanitaria accentrata; un'area per progettazione e coordinamento delle reti professionali e percorsi integrati di cura; un'area per innovazione tecnologica e investimenti sul patrimonio; un'area per accreditamento e rischio clinico; un'area per cure primarie e integrazione sociosanitaria. Oltre alla necessità di una tecnostruttura per la gestione accentrata di funzioni amministrative e logistiche.

Ipotesi A

Quanto all'assetto istituzionale, gli esperti sono giunti a due conclusioni, affermando che spetta alla politica e ai governanti decidere quale scegliere, non a loro. Si tratta di un'ipotesi A che prevede quali soggetti: la direzione centrale Salute; l'ente intermedio; un'Azienda sanitaria per l'area pordenonese; un'Azienda sanitaria universitaria per l'area udinese; un'Azienda sanitaria universitaria per l'area giuliano-isontina. Da tutte e tre dipenderebbero i Distretti. Si dovrebbe, poi, ridefinire il posizionamento degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Ircss) Burlo di Trieste e Cro di Aviano (essere isolati o integrati).

Ipotesi B

L'altra, l'ipotesi B, vede sempre la direzione centrale Salute capofila, poi l'ente intermedio e, a seguire, un'Azienda sanitaria regionale che comprende tutto il territorio e da cui discendono tre aree vaste e relativi distretti, con un'Azienda ospedaliera per l'area pordenonese, un'azienda Azienda ospedaliero-universitaria per l'area udinese e un'Azienda ospedaliero-universitaria per l'area giuliano-isontina. 

Otto aziende, otto procedure di privacy

Vi faccio solo un esempio - ha sintetizzato alla fine l'assessore Riccardi -: abbiamo otto Aziende che fanno otto procedure di privacy diverse; questa gestione non aiuta il sistema. Dobbiamo riflettere soprattutto su tre aspetti: qualità manageriale; dotazione tecnologica; qualità della prestazione offerta dal professionista. La prossima settimana chiederemo ai portatori di interesse di esprimere un parere sul modello di governo da scegliere, lo raccoglieremo e ve lo sottoporremo per un confronto aperto tra tutti.

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