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Dagli innesti in natura alla storia sociale delle vaccinazioni: il terzo incontro di "Rose Libri Musica Vino" fa sold out

Argomenti importanti e atmosfera magica: grazie ai relatori che hanno reso la rassegna unica nel suo genere e al sole che ha contribuito a scaldare il Parco e le sue rose, anche questa volta l'evento si è dimostrato all'altezza delle aspettative, regalandoci un momento rilassante e accogliente così come non lo vivevamo da tempo

Foto Giovanni Aiello

Prenotazioni andate a ruba, posti esauriti e pubblico entusiasta: si è concluso con grande successo e partecipazione il terzo incontro della Rassegna "Rose Libri Musica Vino 2021" presso il roseto del Parco di San Giovanni, evento promosso dalla cooperativa sociale Agricola Monte San Pantaleone in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste e curato anche quest’anno da Patrizia Rigoni.

Una passeggiata per scoprire gli insetti del Parco

"Il favoloso innesto": questo il tema chiave della terza giornata che si è aperta venerdì 21 maggio alle 15.30 con la passeggiata entomologica guidata da Silvia Castro, mirmecologa e biologa, sul tema "Camminando con gli insetti", una particolare e piacevole camminata utile a scoprire tutte le varietà di insetti che abitano il Parco.

"Il favoloso innesto di alberi da frutto"

Alle 17.15 Samuele Dalmonte, innestatore dell’Azienda agricola Fruttidoro di Faenza, ha parlato su "Il favoloso innesto di alberi da frutto" sul palco allestito per l'occasione. Grazie ai relatori che hanno reso la rassegna unica nel suo genere, le magnifiche rose che facevano da contorno e al sole che ha contribuito a scaldare l'atmosfera, anche questa volta l'evento si è dimostrato all'altezza delle aspettative, regalandoci un momento magico e accogliente, rendendo l'esperienza calda e piacevole per vivere una giornata, un pomeriggio o una serata così come non ne vivevamo da tempo, in allegria, in buona compagnia e parlando di temi curiosi e importanti.

Samuele Dalmonte ha messo a disposizione del pubblico le sue preziose conoscenze riguardanti gli innesti di alberi da frutto. In generale, l'innesto di un albero da frutto consiste nell'unione di una porzione di ramo avente una o più gemme (detto nesto), con un fusto o un ramo di un altro albero (detto soggetto). Il portainnesto è invece la porzione di pianta che fornisce le radici all'innesto che dà i fiori e i frutti. Tanti gli esempi citati che fanno comprendere la straordinaria vivacità e trasformazione della natura: utilizzando più varietà è infatti possibile ottenere piante, in questo caso alberi, diversi, spiega l'esperto. Ma se tutte le piante si possono innestare è importante riflettere sulla metodologia di lavoro e cura. Il come e quando farlo diventa fondamentale. "L'innesto è un'arte non una scienza" spiega Samuele Dalmonte, dunque bisogna comprendere il modo di essere delle piante e imparare a gestirlo.

Storia sociale delle vaccinazioni

Alle ore 18 è stato il turno del prof. Baroukh Maurice Assael, medico, già docente di Pediatria all’Università di Milano e direttore del Centro per la Fibrosi Cistica di Verona, che insieme al prof. Giovanni Grandi, docente di Filosofia morale all’Università di Trieste, saggista e divulgatore, ha parlato della storia sociale dei vaccini. Giovanni Grandi ha pubblicato diversi volumi di argomento antropologico e filosofico. È membro del Consiglio scientifico dell’Istituto internazionale Jacques Maritain e tra i fondatori del progetto "Parole O_Stili" per la promozione di stili di comunicazione non violenti sul web. Insieme hanno parlato di vaccini - tema ancora più importante e delicato in un periodo storico come questo - e nel dettaglio della differenza tra innesto e vaccinazione.

Baroukh Maurice Assael, oltre all’attività clinica e di ricerca, ha coltivato interessi di storia della medicina e di etica e sanità pubblica. Ha pubblicato, per Laterza, “Il favoloso innesto, storia sociale della vaccinazione” (1996) e “Il male dell’anima. L’epilessia fra ‘800 e ‘900” (con Giuliano Avanzini, 1997). Nel 2016, per Bollati Boringhieri, "Il gene del Diavolo. Le malattie genetiche, le loro metafore, il sogno e le paure di eliminarle". Per CIS editore "Dizionario di vaccinazione" (1994). Inoltre, è responsabile scientifico della rivista "Il giornale della vaccinazione" per Minerva Medica.

La storia della cura di molte epidemie è proprio iniziata dall'innesto che - come spiega il professore - consisteva nel prelevare una parte di pus dalle persone infette per innestarlo in pazienti sani in modo da provocare una malattie lieve ed allontanare così la possibilità di sviluppare una sua forma mortale. Delle vere e proprie sperimentazioni che venivano già fatte intorno al 1700 per cercare di debellare il vaiolo ma con una metodologia di lavoro diversa rispetto a quella che conosciamo oggi: studi e inoculazioni che non avvenivano in laboratorio, ma tramite sperimentazioni sociali. Nessuna spiegazione scientifica, il tutto aveva origine da antiche pratiche popolari della medicina orientale. Non c'era nessuna certezza sul funzionamento del siero, solo dopo la sperimentazione venivano raccolti i dati necessari facendo un confronto sull'efficacia reale o presunta del metodo. Sempre prendendo come riferimento l'epidemia di vaiolo e la sperimentazione dell'innesto, i dati, nel tempo, dimostrarono un effettivo calo della mortalità, che poteva pur sempre essere provocata dall'innesto, ma in percentuali inferiori rispetto alla malattia naturale. La storia dei vaccini ha origini un po' meno antiche, tutto cambia nel 1800 quando la scuola batteriologica capisce come sviluppare il "vaccino" così inteso come al giorno d'oggi. Insomma, questo è un tema sulla quale vale la pena riflettere, oggi ancor più di ieri. La storia della vaccinazione - conclude l'esperto - è antica e travagliata ed ha un carattere sociale ancora più antico di quando è cominciata a svilupparsi l'idea dell'immunizzazione. Il concetto di immunità sociale diventa fondamentale nella storia della società, come utile e buona pratica condivisa. Con il vaccino, infatti, l'uomo valuta la sanità sociale a rischio della salute individuale nella prospettiva della sanità pubblica, sempre potendo scegliere liberamente.

Dalla delicatezza del flauto alla buona cucina del territorio

Alle 18.45 il triestino Marco Obersnel, giovane talento con all’attivo un'intensa attività concertistica e numerosi riconoscimenti, che si è fatto conoscere anche grazie a una parentesi pop con il gruppo degli Spritz for Five, ha allietato il pubblico con il suo flauto. Marco inizia lo studio del flauto traverso alla giovane età di otto anni. Frequenta il Conservatorio "Giuseppe Tartini" di Trieste nella classe del M° Pierluigi Maestri, concludendo il Biennio Specialistico con il massimo dei voti e la lode nel 2017. Successivamente studia presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma con il M° Andrea Oliva e presso l’Accademia di Imola con i Maestri Andrea Manco, Adriana Ferreira, Andrea Oliva e Maurizio Valentini. Ha inoltre partecipato a diverse lezioni e masterclass con - fra gli altri - Emily Beynon, Francesco Loi, Paolo Taballione, Philippe Jundt.

La sua attività concertistica, in veste di solista, camerista e orchestrale, lo porta a suonare in numerose occasioni a Trieste (Teatro Lirico G. Verdi, Piccola Fenice, Politeama Rossetti, Sala Tripcovich, Palazzo Carciotti, Basilica di San Giusto, Sinagoga, Hotel Hilton), in regione (Sala Darsena - Lignano, Palazzo Ragazzoni - Sacile, Castello di Polcenigo, Teatro Comunale di Monfalcone), sul territorio nazionale (Sala Verdi - Milano, Hotel Basiliani - Otranto, Auditorium S. Agostino - Atri) e in Stati limitrofi quali Slovenia e Croazia.

A novembre 2018 è solista nel Concerto in Mi minore di S. Mercadante con il DominantEnsamble, diretto da Francesco Castellana. Con la stessa orchestra, in veste di primo flauto e ispettore d’orchestra, suona alla prima rappresentazione assoluta del Requiem di Marco Podda, a Trieste nel 2018. Con l'Orchestra Civica di Trieste, a marzo 2019, è solista in Euterpe di F. Ferran, diretto dal M° Matteo Firmi. Con la stessa orchestra il 3 novembre 2019 è ospite allo Spettacolo di San Giusto presso il Teatro Lirico G. Verdi di Trieste, eseguendo da solista il Concertino di C. Chaminade per flauto e orchestra.

Tra i risultati ottenuti ai concorsi, spiccano la vittoria del primo premio assoluto nella sua categoria al Concorso Internazionale Premio P. Spincich 2011 e la vittoria del primo premio al Premio L. Caraian 2017 a Trieste. Inoltre, in duo con il pianista Luca Chiandotto, è invitato a suonare al concerto dei premiati del Premio Roberto Di Cecco 2017, dedicato alla musica contemporanea. Ha cantato in numerosi cori in tutta Italia, in particolare nel 2019 è stato selezionato per far parte del Coro Giovanile Italiano, diretto dai Maestri Petra Grassi e Davide Benetti. Nel 2018 frequenta il Corso di Perfezionamento di Musica e Musicoterapia in Neurologia presso l'Università di Ferrara, ottenendo il diploma con il massimo dei voti e la lode.

Dopo l'ascolto di "Bach-Berio: un binomio nel flauto" si è passati all’assaggio di due buonissimi vini del territorio, La Duline Friulano 2019 e Malvasia 2019 proposti da Lorenzo Mocchiutti, vignaiolo in Villanova del Judrio, che - intervistato dalla giornalista Simonetta Lorigliola, caporedattrice e responsabile delle attività culturali del Seminario Permanente Luigi Veronelli - ha raccontato della ricerca del portainnesto giusto per la nascita del vino paesaggio in una chiacchierata sul tema "Dal piede franco alla chioma integrale". La serata è proseguita per molti con una strepitosa cena di carattere territoriale al bar "Il Posto delle Fragole", che ha proposto un menù con diversi piatti tipici della tradizione triestina, tutti da leccarsi i baffi. Che dire? Non avete ancora partecipato all'evento? Niente paura, questo venerdì si terrà l'ultimo incontro e vale assolutamente la pena fare un salto.

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