Le case di riposo ai tempi del coronavirus: l'analisi del medico (SEGNALAZIONE)

Il dottor Fulvio Zorzut, medico epidemiologo di Trieste, analizza della pandemia: "A livello nazionale i decessi da Covid 19 nelle residenze per anziani sono sottostimati. Trieste città del Fvg più colpita dal virus"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TriestePrima

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la segnalazione del dottor Fulvio Zorzut, Medico epidemiologo Specialista in Igiene e Medicina Preventiva, membro dell'Ordine dei Medici di Trieste:

La situazione nelle residenze per anziani a livello nazionale è critica. L’Istat ha rilevato che nel 2020, a partire dalla fine di febbraio e dalla prima settimana di marzo, c’è stato un eccesso di mortalità, in particolare nei comuni del Nord presi in esame. Oltre la metà di quest’ultimi ha registrato dal 1° al 21 marzo 2020 più del doppio di morti, rispetto allo stesso periodo degli anni 2015-2019. La conseguenza è che evidentemente c'è una significativa sottonotifica, nel caso delle morti attribuite al virus. Sottonotifica che si accentua, probabilmente, tra gli ospiti delle case di riposo. Questi pazienti, infatti, vengono curati dal personale medico, all’interno delle case di riposo, non vanno in ospedale e non sono quindi soggetti a tampone di conferma.

L'indagine dell'Iss

L'Iss ha avviato, il 24 marzo, una indagine conoscitiva sulle case di riposo nazionali ed ha fornito i dati del rapporto, relativi alle strutture che hanno finora risposto al questionario. E' emerso che il 37,4% dei decessi tra i residenti, pari a 1443 su 3859 deceduti (dal primi febbraio) ha interessato ospiti prevalentemente con manifestazioni simil-influenzali e in minima parte Sars-Cov.2 positivi. Tra i 3859 soggetti deceduti, solo 133 erano risultati positivi al tampone e 1310 avevano presentato sintomi simil-influenzali.

"Le residenze per anziani, incubatori naturali"

Le residenze per anziani rappresentano degli incubatori naturali ad alto rischio per le condizioni di confinamento, vita in comune e mense affollate e ospiti in età molto avanzata, spesso con pluripatologie e fragili. Qui il virus è stato introdotto dai ignari visitatori o dagli operatori stessi, in modo inconsapevole. Si nota che in quasi nessuna realtà regionale sono stati effettuati i tamponi molecolari, per cui i decessi attribuiti al Covid-19 sono quasi inesistenti, e molti sono stati attribuiti, in modo presuntivo, all'influenza. Si rileva, in almeno il 50% dei casi, di garantire un isolamento efficacie all'interno delle strutture ricettive. Il 46% del personale di assistenza non aveva ricevuto un formazione di aggiornamento specifica per il Covid.-19.

La situazione in FVG

In FVG operano 170 strutture residenziali per anziani, con 10.930 posti letto complessivi; attualmente fra ospiti e operatori sono 487 i Covid-19+. Nella nostra regione il tasso di letalità è del 7,44% contro il 12,5% nazionale ed il 16%-17% della Lombardia. L'età mediana è di 83 anni Trieste, purtroppo, è la provincia più colpita e si registra un tasso di letalità apparente dello 11,35 % a Udine del 6% a Pordenone del 5,9% e Gorizia del 2,4%. Va detto che il tasso di letalità plausibile è sicuramente più basso, in quanto andrebbe allargato, oltre ai soggetti Covid-19+, anche agli immuni naturali dei quali, al momento, in assenza di campionamenti con test sierologici è ignota la reale numerosità. In questo modo si aumenta il denominatore.

La situazione a Trieste

Anche l'incidenza dei nuovi casi è elevata a Trieste, c'è un infetto ogni 269 residenti. Per capirsi a Milano l'incidenza è del 1:245. A Gorizia 1:1152 a Udine 1:611 a Pordenone 1:591. Si evidenzia anche un calo dell'incremento dei nuovi contagi quotidiani. Le case di riposo regionali e cittadine rappresentano al momento la realtà più critica, avendo, per il momento, superato l'emergenza dei ricoveri ospedalieri e delle terapie intensive. A Trieste esistono numerose residenze polifunzionali per anziani, con 30-40 posti letto, spesso inserite in realtà condominiali. Occupano un piano o due e quando e si verificano questi episodi generano una comprensibile preoccupazione nei residenti, che va però ridimensionata all'effettivo rischio di contagio, estremamente ridotto, allo stato delle conoscenze attuali, non avendo contatti diretti con gli ospiti Covid-19+.

Sono tipici esempi di agglomerazione di tipo metropolitano ad alta densità abitativa, evidentemente molto differenti da altre realtà regionali. Inoltre le strutture più sono piccole e più difficoltà hanno a realizzare un isolamento ambientale all'interno della struttura per cui si generano inevitabilmente situazioni di promiscuità sani\infetti, con il personale che può essere ulteriore veicolo di contagio intra struttura. Gli ospiti Covid-19+ devono essere trasferiti da queste strutture, nell'interesse dei pazienti e a tutela degli altri ospiti, anche se dove possibile, è corretto non sradicare gli anziani dal proprio ambiente, aggiungendo problema a problema. Elaborazioni su dati del Istituto Superiore di Sanità, e della Protezione Civile, in continuo consolidamento.

Dottor Fulvio Zorzut

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