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Riconversione Porto Vecchio, Prodani: «Quali le linee guida presenti e future?»

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TriestePrima

Interrogazione a risposta scritta

Prodani

Al Ministro Dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo,

Per sapere:

premesso che:

Il Porto Vecchio di Trieste ( Punto Franco Nord ), realizzato nell’ultimo trentennio dell’800 su una superficie di 67 ettari prospicenti il centro città comprendente e cinque moli, banchine di carico e scarico e raccordi ferroviari, è riconosciuto quale uno tra gli ambiti di archeologia industriale marittima più rilevanti del Mediterraneo:i magazzini posti al suo interno, che contano una cubatura di oltre un milione di metri, appartengono alla classificazione disciplinata dalle regole costruttive specifiche dei lagerhauser dei porti del nord Europa.

Negli ultimi decenni, il Porto Vecchio ha subito, da un punto di vista produttivo, un parziale e progressivo abbandono. Sono stati comunque, negli ultimi dieci anni, recuperati i varchi doganali, il magazzino 1 sul molo IV e quali esempi di archeologia industriale-portuale, il Magazzino 26, la più ampia costruzione del sito, l’edificio della Centrale idrodinamica e l’edificio della Sottostazione elettrica ancora oggi sedi di macchine generatrici di energia conservate nella loro interezza nell’edificio originario. Questi due ultimi edifici speciali sono stati restaurati e riutilizzati ( come Polo museale del Porto dal 2012) su iniziativa di Italia Nostra e grazie a un protocollo di intesa tra Autorità Portuale, Regione Friuli Venezia Giulia e Ministero dei beni e delle attività culturali con utilizzo di fondi pubblici ed europei.

La Legge 23 dicembre 2014, n . 190, (Legge di stabilità 2015 ) ha stabilito la sdemanializzazione di gran parte dei 60 ettari del Porto Vecchio, sancendo la fine della pubblica utilità dell’area nonché, in capo al Commissario di Governo del Friuli Venezia Giulia, il trasferimento del regime di Punto Franco ad altre aree da individuare. In particolare, La Legge stabilisce anche il passaggio del Porto Vecchio al patrimonio disponibile del Comune di Trieste, che dovrà occuparsi della vendita dell’area e del trasferimento “dei relativi introiti all’Autorità Portuale di Trieste per gli interventi di infrastrutturazione del Porto Nuovo e delle nuove aree destinate al regime internazionale di Punto Franco”.

Il 5 novembre 2015 il Comune di Trieste ha pubblicato il bando per un’ “Indagine esplorativa di mercato finalizzata all’individuazione di un operatore cui affidare l’incarico per la redazione di linee guida per l’impostazione e la redazione delle linee guida del Piano Strategico di valorizzazione delle aree facenti parte del Porto Vecchio di Trieste “; le attività oggetto dell’incarico, divise in 3 fasi per la durata di minimo 180 giorni,  “consistono sostanzialmente nel fornire supporto ed elementi conoscitivi e propositivi finalizzati alla trasformazione delle informazioni e dei dati relativi al contesto dell’area ed a quelli più ampi del territorio, inclusi quelli di natura economico-finanziaria, in conoscenza utile all’Amministrazione comunale per assumere le decisioni più appropriate finalizzate a rendere appetibile per potenziali investitori anche stranieri investimenti e iniziative economiche nell’area del Porto Vecchio.”

Il bando stabilisce che la valutazione delle offerte tecnico-economiche sarà demandata ad una apposita Commissione giudicatrice ed indica, quale responsabile del Procedimento, il dott. Walter Toniati, Direttore del Servizio Progetti Strategici e Appalti, Contratti e Affari Generali del Comune di Trieste.

In particolare, la prima fase prevede, “l’evidenza dei punti di forza e delle criticità, dei fabbisogni, da sviluppare e implementare con possibili e fattibili soluzioni, dei limiti e vincoli (urbanistici, morfologici, ambientali, ecc.), dei rischi e delle opportunità” mentre la seconda l’“Indicazione delle zone di modificazione fisica dell’area del Porto Vecchio secondo aree omogenee di, conservazione o restauro, riqualificazione, l’analisi dei limiti e dei vincoli insistenti sull’area.

Come riportato da Il Piccolo, il 25 gennaio 2016, la Commissione, composta da soli tre membri, “presieduta da Walter Toniati (responsabile dell’Ufficio progetti strategici del Comune) e composta anche dal segretario generale dell’Authority Mario Sommariva e dal docente universitario Vittorio Torbianelli, ha vagliato attentamente le dodici offerte” ed ha affidato l’incarico a Ernst&Young financial business advisor Milano per un importo di 170 mila euro.

Il 27 gennaio 2016, come riporta Il Piccolo, durante una conferenza pubblica, è stato lo stesso Toniati a spiegare come tra alcuni mesi “con l’intavolazione di Magazzini e fabbricati a favore del Comune, l’amministrazione dovrà sobbarcarsi il pagamento di imposte e tasse, quote di assicurazione, vigilanza, manutenzioni ordinarie e straordinarie. Non solo, dovrà anche provvedere all’infrastrutturazione dell’area (allacciamenti fognari, idrici, elettrici, informatici, ecc.) che non potrà essere a carico dei futuri investitori. C’è già un progetto con una stima dei costi e una spesa prevista di 9 milioni di euro per una porzione di 100mila metri quadrati – aveva aggiunto – Per 600mila quadrati non si può moltiplicare per sei perché vi sono economie di scala, ma comunque si tratterà di spendere alcune decine di milioni di euro”.

In data 27 gennaio 2016, il Prefetto di Trieste Garufi, in qualità di Commissario di Governo per la Regione Friuli Venezia Giulia, ha decretato, con Prot. 19/8-5/2016, il trasferimento di una porzione del regime di Punto Franco dal Porto Vecchio a 5 aree distribuite sul territorio triestino individuate e proposte dall’Autorità Portuale di Trieste.

L’associazione Italia Nostra già da molti anni è impegnata fattivamente per il recupero e la tutela dell’area di Porto Vecchio. Una missiva del 24 dicembre 2013 ( Prot 009951 ) indirizzata da Giangiacomo Martines,  Direttore Regionale per i beni culturali e paesaggistici per il Friuli Venezia Giulia, all’allora Ministro Bray, nel rimarcare il pregio architettonico e monumentale di Porto Vecchio, ha sottolineato la necessità, indicata da Italia Nostra, di intervenire con urgenza per la messa in sicurezza ed il restauro leggero degli edifici del Porto Vecchio, anche  al fine del suo riutilizzo in termini economici, turistici e culturali. La missiva indica che il citato restauro era stato proposto attraverso l’elaborazione di un Masterplan, che meritava la massima attenzione da parte del Ministero, ampiamente condiviso con l’Autorità Portuale, La Provincia e l’Università degli Studi ed attraverso dei finanziamenti europei, opportunamente individuati dall’Associazione.

L’8 aprile 2014 il Direttore del Servizio II Tutela del Patrimonio Architettonico del Mibact, Stefano D’Amico ha risposto ( Prot. 009372 ) al Gabinetto del Ministro e alla Direzione Regionale  dei Beni Culturali per il FVG che, “esaminato il “dettagliato e accurato Masterplan per il Porto vecchio 2013 ritiene “pregevole, oltre che necessario, il progetto di riqualificazione di Italia Nostra attraverso il rinnovo del Protocollo d’intesa scaduto nel 2010” e attraverso il ricorso agli strumenti finanziari europei.

Successivamente, il 3 luglio 2014 (n. prot.16709) Francesca Gandolfo, Direttore del Servizio II Tutela del Patrimonio Architettonico del Mibact, ha scritto al Gabinetto del Ministro, alla Direzione regionale FVG e alla Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici del FVG (con riferimento alla nota di Gabinetto del 23/6/2013 e alla lettera della Direzione regionale FVG del 24/12/2013 ) di aver già espresso parere positivo sula progetto di Italia Nostra per il Porto vecchio e di ritenere utile e opportuno predisporre un secondo sopralluogo in Porto vecchio “a patto che sia garantita la partecipazione fattiva di tutti i soggetti interessati, al fine di giungere ad un’effettiva condivisione degli scopi, degli obiettivi, e delle priorità degli interventi”. Obiettivo ormai raggiunto nel corso del 2015 e condiviso da tutti gli enti coinvolti.

Il 05 novembre 2015 l’Arch. Francesco Scoppola, Direttore Generale delle Belle Arti e del Paesaggio del Mibact ( Prot.27064), nel ribadire il proprio giudizio favorevole ad iniziative che tutelino e valorizzino il patrimonio storico monumentale dell’importante distretto portuale di Trieste, ivi compresa l’organizzazione di un workshop internazionale, ha comunicato che “per i necessari sopralluoghi è stata interessata la Soprintendenza territorialmente competente”.

Italia Nostra, come riportato da una nota pubblicata su Il Piccolo del 23 agosto 2015, ha già criticato le notizie relative alla ricerca, da parte del Comune di Trieste, di un advisor, a cui “affidare le decisioni essenziali sullo sviluppo di tutta l’area, senza che si siano già dettate le linee guida generali da rispettare, ed alle quali vorremmo partecipare anche noi con nostre proposte, al di là dell’esclusività dell’azione politica». Il comunicato ribadisce che “Siamo sicuramente preparati, con le professionalità all’interno dell’associazione prosegue la nota – ad affrontare tutti i problemi, che conosciamo benissimo ed a dare il nostro contributo alla loro soluzione, e non si può correre il rischio, come è già successo in passato, di affidare ad un unico “terzo” scelte fondamentali, attraverso intermediazioni, che alla fine hanno creato più che altro contrasti e polemiche, evidenziandone la debolezza».

Secondo un Comunicato Stampa diffuso da Italia Nostra Sez.di Trieste lo scorso 2 marzo 2016, “sarebbe stato più opportuno e confacente lasciare la ricerca dell’Advisor ad un secondo tempo, organizzando sin da subito un Workshop ad alto livello istituzionale, onde individuare insieme ad esperti internazionali i criteri e le modalità migliori per il riuso del Porto Vecchio. Italia Nostra aveva già patrocinato e reso disponibile pubblicamente un Comitato scientifico internazionale per il Porto, che avrebbe potuto procedere anche in accordo con l’AIPAI (Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale): ma tutte le nostre segnalazioni e le richieste (inviate anche via PEC) al riguardo sono state completamente ignorate, come quella più recente di un sollecito incontro con il Sindaco. Eppure, dopo il “masterplan” redatto a cura dall’Associazione (con la collaborazione di professionisti ed esperti)  che pur illustrava le sostanziali linee guida e le opportunità di sviluppo e di riqualificazione dell’area del Porto vecchio, nonché i molti convegni organizzati da Italia Nostra sul tema, un Workshop con il contributo di questi esperti avrebbe certamente costituito una straordinaria occasione a costi quasi nulli. Inesplicabile è dunque perché non si è voluto approfittare di un lungo ed accurato lavoro già svolto, che avrebbe consentito ancor prima il reperimento di validi obiettivi strategici e di investitori.”

Il 20 febbraio 2016, Il Piccolo riporta dell’invio, da parte del Sindaco di Trieste, di due documenti tecnici accompagnati dalla bozza di un protocollo d’intesa per la richiesta di investimenti statali, pari a 18 milioni di euro corredati da un protocollo d’intesa Governo-Regione-Comune, abbozzato insieme alla presidente Debora Serracchiani, per attivare gli investimenti sollecitati. 

I media il 03 marzo 2016 nell’articolo “Lascia Toniati, il tecnico del Porto vecchio“ riferisce che “il responsabile dell’Ufficio progetti strategici del Comune costituito dal sindaco Roberto Cosolini in particolare per seguire il processo di sdemanializzazione del Porto vecchio ha chiesto e ottenuto quattro anni di aspettativa dal ruolo di dipendente comunale e già dal primo marzo ha assunto la carica di direttore generale dell’Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale.” A seguito dell’addio del Dirigente Comunale, l’articolo riporta che il Sindaco Roberto Cosolini starebbe “ per affidare l’incarico temporaneo di reggente al dirigente Walter Cossutta dopodiché bandiremo subito il concorso interno per il nuovo dirigente titolare dell’Ufficio progetti strategici”. Prodani Camera Dei Deputati

A parere dell’interrogante risulta grave il fatto che il Responsabile del Procedimento e Responsabile dell’Ufficio Progetti Strategici del Comune di Trieste , a poco più di un mese dall’affidamento dell’incarico ad Ernst&Young, lasci la propria funzione. Risultano, poi, oscuri i motivi che abbiano portato il Comune di Trieste ad ignorare il Masterplan già realizzato da Italia Nostra e a non proseguire, di concerto con l’Associazione ed il Mibact, sulla strada per determinare le linee guida della riqualificazione che la corrispondenza tra le Istituzioni aveva già delineato.

– Se il Ministro interrogato, alla luce dei pareri positivi espressi dai propri uffici sul MasterPlan e sul workshop internazionale proposti da Italia Nostra intenda chiarire la posizione in relazione alll’incarico di advisor affidato dal Comune di Trieste

– Se il Ministro interrogato intenda confermare il “Workshop internazionale” come lo strumento più adatto a definire le linee guida per il recupero del Porto Vecchio

– Come il Ministro interrogato giudichi il silenzio del Comune di Trieste denunciato da Italia Nostra in merito alla proposta di organizzazione di un Workshop internazionale, già giudicato dal Ministero quale lo strumento adatto a definire le linee guida per il recupero del Porto Vecchio

– Come il Ministero giudichi, nella composizione della Commissione giudicatrice costituita dal Comune di Trieste per il Bando di cui in premessa, l’assenza di soggetti di Italia Nostra, della Soprintendenza o di un esperto/studioso internazionale di Waterfront, alla luce delle interlocuzioni avviate negli ultimi periodi a proposito del recupero del Porto Vecchio

– Se il Ministro non ritenga necessario e urgente la messa in sicurezza dei magazzini e l’attivazione di fondi europei attraverso la programmazione nazionale ed europea

– Se il Ministro interrogato sia a conoscenza della vacanza del Responsabile del Procedimento (che attualmente pare provvisorio) in relazione al contratto di consulenza di cui in premessa

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